Lo SPUNTO era il Concorso ippico di piazza Plebiscito. Il tema era il cavallo di Picasso. Il luogo era il Madre. Il panel era eterogeneo: il critico d'arte Philippe Daverio, l'assessore regionale Marco di Lello, il giornalista Bruno Vespa e il soprintendente Enrico Guglielmo. Il tema alla fine è diventato l'immagine di Napoli. E i fuochi d'artificio li ha sparati Daverio che inoltre ha anche confessato un passato da «abilissimo commerciante di ronzini». Daverio, quali sono i suoi rapporti con Napoli? «Ansiogeni. Napoli è come l'alunno più bravo, che può essere il primo della classe, ma invece non ce la fa mai». E perché? «Non lo so, per questo è un rapporto ansiogeno. Napoli mi fa venire in mente anche il giudizio di Marx sulla piccola borghesia: è una classe che pensa di stare sempre peggio di ieri e teme che domani sia peggio di oggi. Quindi diventa reazionaria e guarda al passato». Eppure ci sono state stagioni in cui si guardava al futuro? «Napoli è facile a esaltarsi. Con l'arrivo di Bassolino si pensava che si fosse risolto tutto, che fosse davvero cominciato il Rinascimento, invece si era fatto solo un piccolo passo in avanti. È un effetto della mitomania meridionale. Qui la distanza tra le aspettative, in base a un glorioso passato, e la loro concreta realizzazione è troppo grande». Un glorioso passato che non è sempre curato abbastanza. Nei giorni scorsi pioveva dentro la chiesa del Gesù Nuovo e si sono rovinati degli affreschi di Luca Giordano. Che ne pensa? «Non mi stupisco. In una città dove un tassista non ti applica mai la tariffa segnata dai tassametro, mi sembra naturale che vada tutto in malora». Napoli come si salva? «Con la qualità del suo passato e preservandone le identità». E quali sono? «Tante, e questo è il problema. Roma è il Vaticano. Milano è il panettone. Napoli potrebbe essere san Gennaro, ma è un'identità accettata solo dai napoletani, poco spendibile con gli stranieri. Eppure Napoli ha inventato, grazie a Pompeì, il concetto moderno di archeologia. Poi ci sono gli spaghetti, la pizza. La città deve appropriarsi di questi grandi trend. Perché tutto il casino della criminalità è un esempio di cattiva comunicazione». Non ci dica che non bisogna parlare di criminalità e spazzatura? «No, ma dico che bisogna fare in modo che anche il bello faccia notizia». Come? «Puntando su iniziative non banali come il concorso ippico che crea un 'immagine nuova e attraente. E dico di più: è anche un'opera di restauro, perché restituisce alla sua vera funzione le scuderie di Palazzo Reale, rimettendoci i cavalli».
Napoli. La città può salvarsi puntando sulla bellezza
Il Concorso ippico di piazza Plebiscito, con il tema "il cavallo di Picasso", è stato vinto da Daverio. Il critico d'arte ha confessato un passato da abilissimo commerciante di ronzini. Daverio ha espresso un rapporto ansiogeno con Napoli, che lo fa pensare a Marx sulla piccola borghesia. Ha anche criticato la mitomania meridionale e la mancanza di qualità del passato napoletano. Ha suggerito che Napoli si salvi con la qualità del suo passato e la preservazione delle sue identità. Ha anche parlato della necessità di appropriarsi di tendenze moderne come l'archeologia e la cucina.
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