L'atto formale, ieri alle 13: la Punta della Dogana a Venezia, proietta ta in laguna a dividere il Canal Grande dal Canale della Giudecca, ha aperto le porte perché il sindaco Massimo Cacciari e il magnate del lusso Francois Pinault potessero firmare con ampio corredo simbolico il contratto che cede per 99 anni al francese e alla sua collezione di arte contemporanea uno spazio di 1.200 metri quadrati. E' la conclusione solo apparente della contesa d'arte che nell'ultimo anno ha acceso gli animi in laguna. Quello spazio, dimenticato da quasi tutti per decenni, era diventato la scorsa estate improvvisamente conteso tra Pinault, che aveva appena acquistato, restaurato, riaperto Palazzo Grassi e già ci stava stretto, e la Collezione Guggenheim che nella casa che fu di Peggy non riesce a esaltare nel migliore dei modi tutti i suoi capolavori, per ammirare i quali c'è ogni giorno la fila, e non solo di turisti americani per i quali la visita è quasi un obbligato pellegrinaggio. L'ha spuntata Pinault, ma nelle stesse ore in cui la firma ufficializza la nuova destinazione della Dogana si viene a sapere che, se Venezia non ha dato spazio alle opere della Guggenheim, altre città in Italia sono pronte a fare ponti d'oro per averle. Palermo e Roma, ma soprattutto - con la mediazione diretta del ministro Francesco Rutelli - Torino, tanto che il direttore della Fondazione a New York, Thomas Krens, ha già incontrato il sindaco Sergio Chiamparino. Insieme hanno visitato lo spazio di archeologia industriale di 60 mila metri quadrati dell'ex Ogr, le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie. E così in laguna Cacciari deve correre ai ripari, e mentre firma con i francesi rassicura gli americani: «Siamo pronti a garantire alla Guggenheim in un minuto tutti quegli sviluppi che riterrà necessari quanto ad attività e sedi, con spazi altrettanto importanti di Punta della Dogana». Era stata proprio la Collezione Guggenheim, attraverso la Regione, ad avviare una quindicina di anni fa con il Demanio le procedure per poter utilizzare la Punta della Dogana; i tempi biblici della burocrazia avevano fatto chiudere il progetto in un cassetto, ma la pratica era andata avanti e improvvisamente, poco più di un anno fa, il Demanio aveva, ormai a sorpresa, offerto la disponibilità dello spazio. La contesa inizia da lì: da quando, nel maggio 2006 al taglio del nastro del rinnovato Palazzo Grassi, il sindaco Cacciari annuncia pubblicamente l'intenzione di offrire a Pinault la Punta della Dogana. Ne nasce un vespaio: la Guggenheim insorge, forte del sostegno della Regione, delle due Università, della Fondazione Querini Stampalia, dell'Ateneo Veneto, della Fondazione Cini. Tutta la cultura cittadina si ribella: si facesse, almeno, una gara regolare. La gara viene fatta, e anche rifatta: la prima volta finisce in pareggio, la seconda vince Pinault. Che ha sempre goduto, secondo gli sconfitti, dell'appoggio del sindaco Cacciari perché ha portato in laguna non solo i suoi tanti e preziosi pezzi di arte contemporanea, ma soprattutto un portafoglio tra i più pesanti d'Europa, di quelli che è meglio avere amici; anche se c'è chi, più benevolo, sostiene che il sindaco si sia in realtà esposto per una leggerezza, che poi non è più riuscito a far rientrare. Di fatto, nonostante la Guggenheim avesse partecipato alla gara elencando mille opere catalogate da poter esporre a rotazione in uno spazio disegnato da Zaha Hadid, aveva vinto il francese, che rispondeva con un progetto di Tadao Andò e con pezzi della sua collezione. Per la Guggenheim, tanto desiderata altrove, adesso si rinsalda la cordata delle istituzioni cittadine: Cacciari assicura il proprio incondizionato appoggio, e gli occhi si puntato sulla Wake University, che ha una sede accanto alla casa di Peggy e potrebbe diventare la continuazione perfetta della Collezione. L'investimento per adattare la Wake sarebbe di circa 200 milioni di euro; le istituzioni in cordata non li hanno, ma sono pronte a reperirli. Non solo: la Regione pensa a un progetto diffuso, utilizzando anche spazi a Porto Marghera, a Padova e a Verona. Torino, però, è un rivale pericoloso: è pur vero che l'operazione Ogr costerebbe 300 milioni di euro, non facili da trovare, ma la città vive una stagione di straordinaria vivacità culturale, è in piena rinascita, è guardata con interesse da tutte le capitali europee. Se non vuole perdere una grande occasione, Venezia deve rilanciare alla pari. Soprattutto per non spezzare il patrimonio ereditato da Peggy, che ha lasciato non solo opere di straordinari autori da lei stessa scoperti e allevati, ma anche un pezzo di storia con la sua casa e l'impagabile terrazza affacciata sul Canai Grande dove adorava farsi fotografare assieme ai suoi cani: quando se ne andavano, li seppelliva in giardino, e una lapide ricorda i loro 14 nomi.