Galan a Rutelli: sei contro Venezia Schermaglie politiche e mondanità, attorno alla Biennale. Ieri, dopo la visita del ministro Rutelli, è stata la volta di Cacciari e Galan, il primo impegnato a ricucire i rapporti con la Guggenheim dopo l'esclusione della Fondazione da Punta della Dogana, il secondo a minare la ventilata ricandidatura di Croff alla guida della Biennale: «Ho anch'io i miei candidati - ha detto il governatore aprendo il Padiglione Venezia con l'omaggio a Vedova - ma ora non li dico». Intanto all'Esposizione d'arte e... dintorni proseguono le inaugurazioni (Cucchi e Hirst) e le visite dei vip, ieri soprattutto politici: il presidente e il cancelliere austriaci, le ministre della cultura francese e inglese, il presidente serbo Venezia. Se qualcuno non lo avesse capito giovedì, Massimo Cacciari lo ha ripetuto ieri: «Potrei anche candidarmi a presidente della Biennale, credo di averne i titoli». Un cavallo di frisia posto sulla strada della riconferma di Davide Croff alla presidenza della fondazione. Una dichiarazione giunta da Punta della Dogana, dove Cacciari ha firmato ieri, assieme a Francois Pinault, la convenzione che da a Palazzo Grassi per 30 anni uno degli spazi più suggestivi di Venezia, per la nascita di un polo dell'arte contemporanea. Un "reperita", quello di Cacciari, che arriva il giorno dopo le sperticate lodi che il ministro Francesco Rutelli aveva tessuto di Croff e di questa edizione della Biennale d'arte. E due giorni dopo l'autocandidatura alla riconferma che lo stesso Croff aveva lasciato trapelare. Cacciari, insomma, ieri è sembrato voler riportare Croff a un presente che vede il sindaco di Venezia poco propenso a sostenere un mandato bis per l'ex amministratore delegato di Bnl. Quindi, niente voli pindarici. Tanto più che a tranciare l'altra ala su cui volano i desideri di Croff ci ha pensato pure il presidente della Regione, Giancarlo Galan, anche lui - come Cacciari - "azionista" della Biennale. Galan dice e non dice, si serve della penna del suo portavoce Franco Miracco per veleggiare su metafore culturali. Lo spunto stavolta viene dalla coincidenza con la celebrazione di Giuseppe Berto, il giornalista-scrittore a cui è stato intitolato un premio che sarà consegnato oggi a Mogliano Veneto, sua cittadina natale. «Personalmente - dice Galan - sto dalla parte di Giuseppe Berto e non di chi si esibisce con le Biennali. Berto, che scrisse "L'Elogio della vanità", mi viene in soccorso e lo utilizzo per quello che posso a proposito del rifiuto all'esibizionismo in cui a volte mi impegno, trovandomi assai spesso accanto a Massimo Cacciari». «L'esibizionismo e il suo eccesso - recita il governatore del Veneto - "rende ridicoli", a scriverlo è stato Giuseppe Berto. Io lascio ad altri l'insopportabile esibizionismo di rappresentare la Biennale o l'altra Biennale o la Biennale che verrà o la Biennale di questo o di quello. Per me è sufficiente fare in modo che il premio Giuseppe Berto veda, fin dal prossimo anno, un più adeguato coinvolgimento della Regione». «Stimo - conclude - chi lavora seriamente e umilmente per il bene della cultura e sopporto a fatica chi si consente di esibirsi e non certo per meriti propri, ma solo perché dietro di lui c'è Venezia o la Biennale o il festival del cinema». Un messaggio ambivalente a Croff e a Rutelli. E ora sulla trincea che divide Rutelli da Cacciari-Galan sembra correre, più che una guerra di correnti o coalizioni, quella battaglia di posizione tra partito del nord e partito di Roma.
Cacciari e Galan, asse contro Croff
Ieri, il governatore del Veneto Giancarlo Galan ha aperto il Padiglione Venezia alla Biennale d'arte con un omaggio a Giuseppe Berto, giornalista e scrittore. Galan ha anche espresso la sua opposizione all'esibizionismo, che considera "ridicolo" e ha affermato di non voler rappresentare la Biennale. Il governatore ha anche menzionato la convenzione tra la Fondazione Biennale e la Guggenheim, che prevede la creazione di un polo dell'arte contemporanea a Palazzo Grassi. Massimo Cacciari, presidente della Fondazione Biennale, ha anche espresso la sua opposizione all'esibizionismo e ha affermato di essere "azionista" della Biennale.
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