GLI ETRUSCHI? Un patrimonio capace di rendere all'economia regionale più di 50 milioni di euro all'anno. Una stima sul Pil già significativa, ma che non è niente rispetto a quanto potrebbe rendere questo settore dell'archeologia qualora fosse ben sfruttato. Si calcola che l'eredità storico artistica lasciata dai nostri progenitori c'è infatti chi dice che si tratta anche di un'eredità genetica potrebbe portare significativi benefici al prodotto interno lordo. Insomma, la Toscana si potrebbe far ricca, se solo sapesse sfruttare bene le decine e decine di siti archeologici accanto a tutto il resto del patrimonio artistico e la montagna di reperti custoditi nei tanti musei, grandi e piccoli della regione. Tutto ciò facendo un freddo calcono economico, senza toccare l'aspetto emotivo e culturale, lasciando perdere insomma la gioia di mostrare al mondo quale straordinaria civiltà vi fosse dalle nostre parti duemila cinquecento anni fa. A fare un punto prettamente economico e a ricordare quanto la cultura possa fare ricchezza specialmente se ci si trova in territori fortunati come la Toscana ci ha pensato l'Irpet, l'istituto regionale di programmazione economica, che oggi a Siena, al complesso museale di Santa Maria della Scala, presenta uno studio dal titolo «La gestione del patrimonio archeologico tra passato e futuro: la valutazione del "Progetto Etruschi". L'indagine parte proprio dagli eventi promossi nel 1985 in occasione dell'anno degli Etruschi, quando la Regione investì notevoli risorse nella valorizzazione del patrimonio archeologico toscano. E l'interrogativo è stato: a distanza di più di vent'anni cosa è rimasto di quegli investimenti? Cosa ha funzionato e cosa va migliorato di quel progetto? Numerosi gli spunti di riflessione, sia di carattere scientifico, sia di carattere economico. Ad esempio, sul fronte occupazionale si è visto che gran parte dei giovani che furono impegnati nel Progetto Etruschi hanno poi continuato a lavorare nel settore. «Abbiamo calcolato spiega Lorenzo Zanni dell'Università di Siena , che un evento sugli Etruschi analogo a quello del 1985 attirerebbe in Toscana quasi 900.000 visitatori e costerebbe complessivamente 57 milioni di euro. Possiamo stimare che ciò attiverebbe in maniera diretta 49milioni di Pil. Ma se si calcolano anche le cifre indirette, allora il guadagno per la regione c'è, eccome, anche senza contare gli investimenti che restano sul territorio. Va considerato poi che la cultura in questo caso può essere un fattore di riequilibrio economico: può portare ad esempio visitatori in luoghi che altrimenti restebbero fuori dai tradizionali circuiti turistici». Tutto ciò comporta però programmazione, investimenti e marketing che per ora non sono stati ben orchestrati. La ricerca dell'Irpet evidenzia al riguardo che la stessa denominaizone "Etruschi" dovrebbe essere utilizzata come un vero e proprio marchio, in grado di identificare località e iniziative. «Si dovrebbe cominciare con un potenziamento e un collegamento dei siti web continua Zanni , oltre al coordinamento della rete museale e a progetti che coinvolgano l'artigianato artistico e tradizionale».