A luglio il castello svevo di Bari ospiterà una mostra su Gravina: sotto le vie del borgo si snoda un reticolo chilometrico di cunicoli Un viaggio con il professor Fonseca, accademico dei Lincei, in un patrimonio che non è legato solo a Castellana e alle sue grotte -------------------------------------------------------------------------------- Cè una Puglia sotterranea che non è solo quella delle grotte di Castellana, lesempio più noto e spettacolare, e che è fatta di simboli e luoghi altrettanto ricchi di suggestione. «È la Puglia degli acquedotti e delle cisterne, delle antichissime fondamenta di mura e torrioni, degli ossari e delle chiese rupestri», racconta Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei e docente di storia medioevale allUniversità degli studi di Bari, citando su tutti il caso del patrimonio che a Gravina in Puglia limprenditore edile e speleologo dilettante Michele Parisi ha raccolto in un libro documentario intitolato proprio Gravina sotterranea. Due esempi su tutti: lacquedotto realizzato intorno al 1750 (un percorso sotterraneo di circa tremila metri che attraversa il perimetro della città vecchia) e il reticolo di cunicoli che parte dalla cattedrale ed è lungo due volte il centro storico. ("Gravina sotterranea" è anche il titolo della mostra fotografica che sarà ospitata al castello svevo di Bari dal 7 luglio al 26 agosto prossimi. Eventuali visite guidate a Gravina possono essere prenotate telefonando al numero 368.577.726). La cultura ipogea. Accade così - rileva Fonseca - che «per una regione caratterizzata da fenomeni quali doline, inghiottitoi, grotte, caverne e idrografia sotterranea non è certamente incongruo né anomalo ricorrere allespressione di "cultura ipogea". Ma per la Puglia cè un valore aggiunto che dà al carsismo una connotazione storica: è il rapporto con luomo, che dalla preistoria al basso Medioevo e anche oltre - un fenomeno analogo a quello dei Sassi di Matera e degli aggrottati siciliani di Ispica e della Val di Noto - ha usato la grotta come sua abitazione, fino a plasmarla assumendola come luogo privilegiato del suo rapporto con il sacro». Non è un caso che a questo fenomeno un poligrafo del Settecento, Paolo Antonio Tarsia, abate di SantAntonio a Conversano, caduto peraltro in disgrazia presso il re Filippo IV di Spagna e recluso per qualche mese nel carcere di Guadalajara, avesse dedicato la sua opera De subterraneis (che poi utilizzò nella Storia di Santa Maria allIsola, lo splendido complesso conventuale restaurato da Titta de Tommasi e riconsegnato alla comunità nei giorni scorsi). Larcheologia industriale. Un altro capitolo di questa affascinante storia è quello dei frantoi ipogei: una peculiarità legata soprattutto ai territori dellAlto e Basso Salento. Nella collana Puglia rurale, realizzata dallassessorato regionale allAgricoltura, leggiamo che il motivo più comunemente noto che faceva preferire il frantoio scavato nel sasso a quello costruito a pianterreno era la necessità del calore. Per facilitare lestrazione dellolio è indispensabile che lambiente in cui avviene la spremitura delle olive sia tiepido: ciò poteva essere assicurato solo in un sotterraneo, riscaldato per di più dai grandi lumi che ardevano notte e giorno, dalla fermentazione delle olive e soprattutto dal calore prodotto dalla fatica fisica di uomini e animali. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare altri fattori di ordine economico: il costo della manodopera per ottenere un ambiente scavato era relativamente modesto perché non richiedeva lopera edilizia di personale specializzato, ma solo forza di braccia, e non implicava spese di acquisto e di trasporto del materiale da costruzione. «I frantoi ipogei hanno interessato larcheologia industriale e gli storici della scienza per le tecnologie molitorie e la loro evoluzione dal Medioevo alletà moderna», ricorda Fonseca. «Non si dimentichi che il termine trapetum ricorre frequentemente nella documentazione meridionale sia che si tratti di atti privati sia di contratti notarili. Nel programma del convegno promosso per il prossimo novembre dalla Fondazione San Domenico, ospitata nellomonima masseria a Savelletri di Fasano, sul tema "Dallhabitat rupestre allorganizzazione insediativa del territorio pugliese (secoli X-XV)", una sezione è dedicata proprio ai frantoi ipogei». Gli itinerari turistici. A parte il caso di Castellana Grotte, come si è detto, secondo Fonseca «un itinerario del patrimonio ipogeico dovrebbe essere territorialmente definito allinterno delle tre macroaree della regione - Gargano, Terra di Bari e Salento - in cui il carsismo ha lasciato tracce di consistente portata». Per limitarci al segmento del settore jonico, utili suggerimenti vengono offerti proprio dai saggi contenuti nella nuova rivista speleologica Cultura ipogea (della quale riferiamo a parte in questa pagina), che configura una vera e propria "Via degli ipogei" con i tre esempi, tra loro diversificati dal punto di vista tipologico, del Villaggio di Triglie nel comune di Statte, delle "vicinanze" e dei cunicoli nel centro storico di Massafra e delle cavità artificiali di Laterza. Prima della fruizione turistica di questo enorme patrimonio, avverte però Fonseca, «è necessario avere coscienza di ciò che esso ha rappresentato nel nostro codice genetico di cittadini della Terra di Puglia. La salvaguardia di queste testimonianze e la loro tutela si pongono come una precondizione indispensabile e urgente della loro sopravvivenza, tenuto conto della dissennata politica di occupazione del suolo, della galoppante cementificazione delle gravine, della tentazione di farne discariche di rifiuti. Si aggiunga che questo bene culturale non va decontestualizzato dal complesso dei fattori ambientali e paesaggistici. È poi necessaria la predisposizione di seri e severi strumenti di programmazione in quanto si tratta di un fenomeno ampiamente diffuso su scala territoriale, oltre che locale. Sarà allora possibile individuare e definire credibili itinerari degli ipogei di Puglia da destinare, fra laltro, anche alla domanda turistica».