La leggenda vuole che la devozione alla Madonna del Granato, il cui santuario domina l'intera piana del fiume Sele da uno dei cocuzzoli di monte Calpazio, la montagna di Capaccio-Paestum, sia nata dal culto per Hera Argiva, dea, moglie, sorella di Zeus e regina di tutti gli dei, praticato dalla gran parte degli abitanti della greca Poseidonia a partire dal VI secolo a.C.. Niente di più sbagliato. Quel mito, nonostante il melograno (in dialetto, appunto "granato") sia ritenuto l'elemento che collega l'immagine cristiana a quella pagana, viene definitivamente sfatato attraverso reperti e documenti proposti nell'allestimento finale del Museo narrante di Foce Sele. Il contenitore, di cui esisteva già un primo blocco museale inaugurato nel 2001, consentirà dunque di scoprire la storia civile e religiosa del territorio attraverso reperti, statuette votive e apparati multimediali. Nato sfruttando spazi e silos di una masseria degli anni Trenta, situata proprio tra i resti dell'antico santuario, sarà presentato con l'allestimento definitivo domani alle 11. «Una delle novità proposte - rivela Giuliana Tocco, soprintendente archeologo da pochi giorni in quiescenza e "anima" di questo museo - è che finalmente si potrà raggiungere l'area archeologica partendo direttamente dalla costruzione rurale». «E - aggiunge Marina Cipriani, direttrice del museo archeologico pestano e responsabile del territorio - avremo un'area aperta alle visite del tutto nuova, in cui, della parte di epoca greca, e relativamente all'architettura, proporremo un calco in dimensioni reali di una parte del fregio appartenuto al tempio grande del santuario di Hera, risalente alla fine del VI secolo avanti Cristo». Il reperto introdurrà alla sala con le metope (si tratta di formelle di pietra con personaggi o animali scolpiti a bassorilievo) che raccontano di eroi della mitologia greca e delle loro imprese. Quindi, appunto l'allestimento del nuovo silos. Nel "tubo" sarà visibile la storia più recente della vita del tempio di Hera. Un santuario, quest'ultimo, nato sull'area scelta per diventare sacra per la sua felice posizione da un gruppo di greci che anni prima avevano fondato Sibari. Del recinto restano le fondazioni di cinque edifici: un grande tempio; il "thesauros", piccola costruzione rettangolare, dove si conservavano le offerte votive; due altari a podio usati per il sacrificio di animali durante i riti sacri ed, infine, un edificio a forma quadrata conosciuto come "delle vergini tessitrici". E poi, appunto le metope - oltre settanta - che fanno diventare l'insieme una delle più complesse sequenze scientifico archeologiche dell'antichità, con rilievi che narrano le vicende di Ercole, di Achille, di Ulisse, di Giasone. In buona sostanza, il secondo silos accoglierà le testimonianze della religiosità a partire dall'epoca della colonia latina sino ai primi secoli dell'impero. Dopo, il santuario continua a vivere ma in maniera meno articolata, sino a quando subirà la decadenza dell'area con l'abbandono dei fedeli che, nel tempo, perderanno persino il ricordo di quella presenza religiosa così importante per Paestum e per la storia.
CAMPANIA - Heraion, gli dei si raccontano
Il Museo narrante di Foce Sele, situato tra i resti dell'antico santuario di Hera Argiva, sarà presentato con l'allestimento definitivo domani alle 11. Il museo, nato sfruttando spazi e silos di una masseria degli anni Trenta, sarà presentato con reperti, statuette votive e apparati multimediali. Una delle novità proposte è che finalmente si potrà raggiungere l'area archeologica partendo direttamente dalla costruzione rurale. Il museo presenterà un calco in dimensioni reali di una parte del fregio appartenuto al tempio grande del santuario di Hera, risalente alla fine del VI secolo a.C.
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