Il capoluogo lombardo è il più serio candidato all'Esposizione del 2015. Un evento da 7 miliardi che potrebbe cambiare faccia alla metropoli. Milano Esposizione universale del 2015 : questa gara l'Italia la deve vincere. Dopo tante occasioni perdute come le Olimpiadi del 2004 (Atene), l'Esposizione internazionale del 2008 (Saragozza invece di Trieste), la Coppa America di vela (Siviglia) e gli europei di calcio del 2012 (Ucraina e Polonia), una sconfitta per l'Expo universale, quella per capirsi che dette a Parigi la Tour Eiffel, sarebbe imperdonabile. È in ballo un giro di affari di 7 miliardi di euro con relativo indotto, 30 milioni di visitatori e 65 mila posti di lavoro a Milano e provincia, secondo i calcoli della Camera di commercio. Ma soprattutto il destino, almeno quello urbanistico, turistico e di immagine, di Milano. Perché una cosa è certa: l'Expo universale, che non è una fiera ma una kermesse cultural-promozionale con ingenti ricadute economiche, cambia il volto delle città in cui si svolge. Stavolta pare che lo abbiano capito tutti. Dal sindaco di Milano Letizia Moratti, capofila in questa battaglia per la sua città, al presidente della provincia Filippo Penati, dal governatore Roberto Formigoni ai ministri degli Esteri Massimo D'Alema e del Commercio estero Emma Bonino, fino al presidente del Consiglio Romano Prodi, tutti uniti, al di là delle divisioni politiche, per vincere questa battaglia. Anzi, questo duello, perché l'unica altra seria concorrente è la città turca di Smirne. Già da qualche mese è in corso una pressante operazione di lobbying in vista della decisione che sarà presa nel marzo 2008 nella sede di Parigi del Bie (Bureau international des expositions), organismo costituito nel 1928 comprendente oggi 98 paesi di cui non fanno parte gli Stati Uniti. La procedura è puntigliosa e solenne. Nei giorni scorsi il presidente e il segretario del Bie, Jianmin Wu (Cina) e Vicente Gonzalez Loscertales (Spagna) sono stati ricevuti dal presidente Giorgio Napolitano, da Prodi e da D'Alema, hanno visto i progetti, valutato la serietà delle intenzioni italiane, suggerito qualche variazione. Moratti, oltre a corteggiare la cinquantina di consoli stranieri di Milano, non manca di spingere la candidatura in ogni suo viaggio all'estero. Roberto Formigoni è volato in Salvador, Costa Rica e Nicaragua. Il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi, al quale è stato affidato dalla Farnesina il compito di seguire la candidatura, ha viaggiato parecchio, anche nei Caraibi e nei paesi del Golfo (molti membri del Bie sono paesi minuscoli, ma il loro voto conta quanto quello dei grandi). «È l'opportunità per Milano, dopo quello che è avvenuto 15 anni fa con Tangentopoli, di riscattare la sua immagine e riprendersi il posto che le spetta nella considerazione internazionale» afferma Craxi. «Ed è un'ottima occasione per tutto il Paese, che non ospita una manifestazione di questo livello dai Mondiali del 1990» aggiunge. Lo assiste, come coordinatore generale della candidatura Milano Expo, uno dei più esperti ambasciatori, Claudio Moreno, che ha già visitato una quarantina di paesi del Bie e porterà a termine il giro, quasi completo, prima del marzo prossimo. «Il tema scelto per la candidatura di Milano» spiega Moreno «è la sintesi dei problemi cruciali del mondo: Nutrire il Pianeta, Energia per la vita. E converge con gli obiettivi del progetto dell'Onu per il millennio» L'Expo 2015 di Milano sorgerà in un'area di 1,7 milioni di metri quadrati nel nuovo polo fieristico di Rho-Pero, a nord-ovest della città, scelto anche per gli eccellenti collegamenti stradali e ferroviari, già oggi in grado di movimentare gli oltre 160 mila visitatori previsti ogni giorno per i sei mesi di durata dell'esposizione. I visitatori potranno raggiungere l'Expo anche attraverso due itinerari cultural-paesaggistici di una ventina di chilometri ciascuno che partiranno entrambi dal cuore della città, la Darsena. Si tratta di una «via di terra» e una «via d'acqua» che come due braccia ingloberanno il tessuto urbano. La «via di terra», percorribile con mezzi pubblici ecologicamente avanzati, toccherà il parco delle Basiliche romane, l'Università, il progetto Garibaldi-Repubblica con il parco Biblioteca degli alberi, il Cimitero Monumentale, il Parco Sempione e il Castello Sforzesco (che ospitò l'Expo Mondiale del 1906) per attraversare il quartiere storico della Fiera, trasformato dal progetto City Life, e dirigersi verso l'Expo attraversando una serie di aree a parco e paesaggi riqualificati della cintura esterna della città: il Monte Stella, l'Ippodromo con il cavallo leonardesco e la zona di San Siro, il Parco di Trenno e il Bosco in città. Ma è la «via d'acqua» il progetto più innovativo. «Milano, il nono polo economico del mondo, è in realtà una città d'acqua e di agricoltura» dice l'architetto Giancarlo Tancredi, responsabile dei progetti strategici dell'assessorato allo Sviluppo del territorio. La nuova via non sarà un canale di 20 chilometri interamente navigabile, anche a causa di un dislivello di circa 20 metri tra la città e l'Expo che renderebbe troppo lungo per i visitatori il tempo per superare le inevitabili chiuse. Piccoli tratti navigabili si alterneranno a tratti da percorrere a piedi, in bicicletta e, volendo, a cavallo. Il tutto in un parco naturale quasi interamente da costruire o riqualificare, pieno di giochi di acqua e di luce, opere d'arte, spazi verdi, aree per il riposo. Si parte dalla Darsena e dai primi 4 chilometri dello storico Naviglio Grande, di epoca leonardesca, che sarà riqualificato nel fondale, negli argini e nei percorsi laterali. Dopo un momento di rottura inevitabile, perché il naviglio prosegue verso sud mentre l'Expo è a nord, il «percorso d'acqua» continua con elementi già presenti come il canale deviatore dell'Olona che sarà interamente ristrutturato. Da questo punto sarà scavato un nuovo canale, anche questo parzialmente navigabile, che raggiungerà l'Expo, sempre fiancheggiato da parchi e zone attrezzate. «Milano è stata sempre all'avanguardia delle tecniche dell'uso dell'acqua per l'agricoltura» ricorda l'architetto Tancredi. «Fin da quando i monaci cistercensi nel XII secolo inventarono pratiche agricole che dettero luogo alle marcite e alle risaie allagate» aggiunge. Percorrendo la «via d'acqua» si vedranno riproduzioni di macchine leonardesche, ma anche piccoli campi scuola dove i visitatori potranno vedere i metodi di coltivazione inventati nel Milanese e validi ancora oggi.