Se verrà rispettata la prevista scaletta dei lavori ministeriali, al più tardi questo pomeriggio il consiglio dei ministri varerà la proposta che prevede la riforma del ministero per i Beni culturali e l'accorpamento delle due maggiormente rappresentative Soprintendenze archeologiche d'Italia: Pompei e Napoli. Ancora non si sa, comunque, se il documento che andrà in consiglio riproporrà per intero lo schema iniziale o prevedere delle modifiche. Tanto perché la proposta pare scontentare un poco tutti: dai sindacati agli operatori, dai funzionari agli stessi componenti del Consiglio superiore per i Beni culturali - è l'organo consultivo del ministro sui provvedimenti legislativi del governo in materia di Beni culturali - che a più riprese e per iscritto hanno espresso forti riserve sull'intero pacchetto proposto. Tuttavia, quella che oggi dovrebbe essere approvata non sarà ancora legge. Per diventarlo dovrà sottoporsi al consueto iter che prevede l'ok preliminare del Consiglio di Stato, seguito dall'approvazione delle commissioni preposte di Camera e Senato, quindi, quello della Corte dei Conti. Infine, se non ci saranno modifiche, l'atto tornerà entro il 31 luglio al consiglio dei ministri per diventare legge in via definitiva. «Intanto - sottolinea Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale della Uil Beni culturali - la mobilitazione a cui è stata chiamata la categoria ha avuto già i primi risultati positivi. Adesso ci faremo sentire durante il percorso istituzionale». In-somma, una modifica al testo base sarà sempre possibile - anzi auspicabile, secondo i sindacati -durante l'esame parlamentare-istituzionale per stoppare un provvedimento: l'accorpamento tra Pompei e Napoli, che la stessa Associazione nazionale archeologi ha definito «errore gravissimo».