La sovrintendente Ferrari spiega il no al palco in piazza Verdi «I salotti urbani incompatibili con oggetti e arredi commerciali» La fontana del Nettuno in piazza Maggiore Foto Gian Marco Borgia Scandellari SABINA FERRARI, sovrintendente per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia esce «allo scoperto», dopo mesi in cui il suo nome ricorre sui giornali a causa dei «no» ribaditi ad alcune richieste di utilizzo dei luoghi del centro storico. Risponde alle accuse e fornisce alcune spiegazioni ai divieti posti in questi mesi. Dicendo, ad esempio, che le piazze, come piazza Verdi, non possono diventare «contenitori di oggetti e arredi, i più disparati, di fogge adatte a spazi fisici e commerciali piuttosto che a raffinati "salotti urbani" che, come nel caso di Bologna sono caratterizzati da importanti monumenti ed a pregevoli quinte architettoniche ». Nota per non rilasciare dichiarazioni alla stampa, Sabina Ferrari ha inviato ieri una lettera ai giornali (impossibile pubblicarla integralmente vista la sua lunghezza) per ricordare di essere essere stata «ospite involontaria» degli organi di stampa, «chiamata in causa senza fondati motivi in una polemica dai toni accesi sul tema dell'uso di piazza Verdi, nel centro storico di Bologna». È stato, infatti, proprio il "no" al palco in piazza il primo di questa stagione (ai primidi aprile), seguito, verso la fine di maggio a quello al palco in piazza S. Stefanop er la festa dell'Ant. No che ha fatto sbottare il sindaco Cofferati: «Incomprensibile », aveva detto, chiamando in causa anche il Ministero, visto che si trattava del diniego ad un'iniziativa di solidarietà che si svolge, con le medesime caratteristiche, da 4 anni. Ma è forse più sul primo divieto, alla struttura pensata dal sovrintendente Marco Tutino, quello su cui Ferrari (che non ha mai visto di buon occhio in passato neanche i dehors) si è soffermata maggiormente nella sua lettera. Tutino, come proposta anti-degrado, aveva pensato per piazza Verdi ad una struttura (non un semplice palcoscenico) removibilea fine estate, una camera acustica, in cui svolgere attività musicale e non solo (il costo, circa 650mila euro, sarebbe stato coperto dalle Fondazioni bancarie). «Deturperebbe la vista del Palazzo delle Scuderie», aveva spiegato Tutino riportando le parole di Ferrari. «Un divieto quasi ideologico », come aveva definito il "no" Cofferati, appoggiato dal presidente di Ascom Bruno Filetti. Tutino dal canto suo, piuttosto duramente, aveva espresso un forte rammarico per il fatto che all'incontro per la presentazione del progetto, Ferrari fosse arrivata « con notevole ritardo », mostrando che «non ci fosse consapevolezza di cosa si stesse presentando ». «Mi sfuggono le ragioni e le vere finalità dell'iniziativa che alcuni soggetti hanno voluto intraprendere nei miei confronti, come se si trattasse di una questione di carattere personale», ha scritto Ferrari, ricordando che «il parere richiesto ancorché in via informale è stato reso non a titolo personale ma in linea con gli orientamenti dell'amministrazione che rappresenta». Ferrari riferisce di avere ricevuto messaggi di solidarietà, ma anche «sgradevoli e offensivi », a dimostrazione di «quanto le notizie riportate dalla stampa abbiano generato confusione nell'opinione pubblica». «È noto che non amo rilasciare interviste», ha ammesso la sovrintendente, consapevole che ciò abbia recato anche un«difetto di comunicazione ». Quindi, rifacendosi ad alcuni decreti e alla Convenzione europea del paesaggio la sovrintendente ha espresso alcune considerazioni. «Ci si abitua a non vedere o a convivere in modo acritico con il degrado di alcuni ambiti, a cui spesso nei centri storici contribuisce la presenza di innumerevoli qualità di oggetti, arredi, strutture che in vario modo e per varie ragioni invadono gli spazi pubblici senza precisi programmi, senza apparente logica o effettiva necessità ». Ferrari ha richiamato poi l'attenzione all'«equilibrio» instauratosi nei centri storici tra «costruito e non costruito» che ha reso certi paesaggi «spesso unici
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La sovrintendente Ferrari ha spiegato il "no" ai palchi in piazza Verdi e S. Stefanopoli, due luoghi del centro storico di Bologna. Ha detto che le piazze non possono diventare contenitori di oggetti e arredi commerciali, ma piuttosto "salotti urbani" con importanti monumenti e quinte architettoniche. Ha anche affermato che il "no" non è un divieto ideologico, ma piuttosto un parere richiesto in via informale per garantire l'equilibrio nei centri storici. La sovrintendente ha anche ricordato che non ama rilasciare dichiarazioni alla stampa e che i messaggi di solidarietà e sgradevoli che ha ricevuto sono stati generati dalla stampa.
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