Nel consiglio dei ninistri di oggi si decideranno le sorti della Soprintendenza archeologica pompeiana. Sarà messo ai voti il decreto che, se approvato, accorperà il sito speciale più conosciuto al mondo con la soprintendenza di Napoli e Caserta. La Uil, per scongiurare questa ipotesi, con un ultimo colpo di coda, ha chiamato al capezzale della città sepolta, che sta per perdere l'autonomia finanziaria, amministrativa, scientifica e organizzativa - conquistata con la legge speciale nel 1997 - i sindaci e i parlamentari del comprensorio. Il parlamentare Gioacchino Alfano, che il 24 aprile scorso ha presentato un'interrogazione parlamentare, e i primi cittadini di Pompei, Claudio D'Alessio (che ha scritto una lettera al ministro Francesco Rutelli chiedendo di ritirare il decreto di accorpamento), e di Sant'Antonio Abate, Antonino D'Auria, ieri mattina hanno incontrato Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale della Uil, per studiare una strategia comune che impedisca agli scavi pompeiani di diventare «ostaggio della soprintendenza napoletana». Secondo Cerasoli, il vicepremier Rutelli avrebbe studiato una formula per eliminare la figura del direttore amministrativo. «Viene accorpata la soprintendenza autonoma di Pompei con la soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta per tagliare il posto di city manager a Pompei», ha affermato il segretario nazionale della Uil. «Se il problema era questo - continua Cerasoli - bastava che Rutelli non confermasse nell'incarico l'attuale dirigente Luigi Crimaco. Se questa era la promessa di Rutelli fatta al professore Pietro Giovanni Guzzo, per convincerlo nel dicembre scorso a ritirare le dimissioni, ci pare una scelta che si muove su logiche diverse da quelle legate alla funzionalità di soprintendenze speciali». «Avverserò in tutte le sedi opportune questo decreto ministeriale. - ha detto Alfano - Pompei non può permettersi di perdere la propria autonomia. Perdere l'autonomia finanziaria equivale a dover dividere con altri siti i proventi degli incassi destinati, fino ad oggi, ad opere di restauro e conservazione dei soli scavi». In una stima fatta dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, ed inviata in una nota riservata all'ex ministro per i Beni e le Attività culturali, Rocco Buttiglione, per riportare alla luce i tesori dell'antica Pompei ancora sotto le ceneri e i lapilli, e per garantire la conservazione dei 44 ettari scavati, sui 66, servirebbero 250 milioni di euro. «Non è accettabile, dunque - dice il parlamentare di Forza Italia - che Pompei venga privata della gestione diretta degli incassi». Per il sindaco D'Alessio, l'accorpamento riporterebbe Pompei indietro nel tempo di 26 anni. «L'autonomia va mantenuta e potenziata - sottolinea il sindaco -. Ho scritto a Rutelli spiegando che è sbagliato concentrare su Napoli il futuro della soprintendenza pompeiana. Sarebbe un'utopia pensare di poter gestire un così vasto territorio con relativo personale».
CAMPANIA - Soprintendenza unica, Pompei insorge
Il consiglio dei ninistri si occuperà di decidere le sorti della Soprintendenza archeologica pompeiana. La Uil ha chiamato i sindaci e i parlamentari del comprensorio per studiare una strategia comune per impedire che gli scavi pompeiani diventino ostaggio della soprintendenza napoletana. Il segretario nazionale della Uil, Gianfranco Cerasoli, ha affermato che il vicepremier Rutelli avrebbe studiato una formula per eliminare la figura del direttore amministrativo. Secondo Cerasoli, il problema sarebbe stato risolto se Rutelli non avesse confermato l'incarico dell'attuale dirigente Luigi Crimaco.
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