«Per ciò che riguarda specificamente l'accorpamento della Soprintendenza archeologica di Pompei ed Ercolano con quella di Napoli, esprimo un parere pienamente favorevole a quanto proposto dal ministero». Salvatore Settis, da marzo presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, vale a dire il massimo organo consultivo del ministero, professore ordinario di Storia dell'arte e dell'archeologia classica alla Scuola Normale Superiore di Pisa di cui è stato riconfermato rettore - è la terza volta - appena ieri l'altro, mette un punto fermo sull'osteggiato progetto di fusione delle due soprintendenza da parte di sindacati e lavoratori e giudica, nel particolare, positivamente il progetto di Rutelli. D'accordo perchè? «Sono molto favorevole per ragioni storiche. Il principio generale è quello di avere insieme museo e territorio. Ora il Museo nazionale di Napoli è formato prevalentemente con i materiali che sono stati scavati tra Pompei ed Ercolano. Il fatto è che quella divisione era un divorzio sbagliato e questo l'ho detto sin dal principio, da quando vi fu la separazione in due Soprintendenze». Pompei, difatti, assieme a Ercolano, Stabiae, Oplontis e Boscoreale (le città sotterrate da cenere e lapilli durante l'eruzione del 79 dopo Cristo) per 240 anni costola della Soprintendenza napoletana, ne fu staccata all'inizio degli anni Ottanta e ottenne poi l'autonomia amministrativa, perché divenuta elemento principe di sperimentazione, dieci anni fa. In buona sostanza, tuttavia, l'organismo che si verrebbe a creare con la riorganizzazione ministeriale se da un lato vedrebbe la sparizione della direzione regionale e dall'altro sarebbe comunque considerato «Soprintendenza speciale per i beni archeologici». Ma quello che lei definisce un giusto ricongiungimento non rischia di provocare nuovi problemi? «Vede, sia come Consiglio superiore dei Beni culturali, sia personalmente, abbiamo registrato molte riserve sulla riforma del ministero, le abbiamo espresse nel documento apposito e lo abbiamo inviato al ministro. Però, nel caso di Pompei è diverso. Ritengo che si tratti di un risarcimento, una ricongiunzione storicamente giusta, perché riallaccia museo e territorio. Questo, secondo me bisognava farlo da moltissimo tempo. Guardi, tra tutti gli aspetti della riforma ce ne sono numerosi che non mi piacciono affatto. Viceversa, questo è uno di quelli che io approvo».
NAPOLI - POMPEI: Settis: ma è una scelta per la storia
Il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, esprime un parere favorevole all'accorpamento della Soprintendenza archeologica di Pompei ed Ercolano con quella di Napoli. Settis giustifica la sua posizione con ragioni storiche, sottolineando che il Museo nazionale di Napoli è formato prevalentemente con materiali scavati tra Pompei ed Ercolano e che la divisione tra le due soprintendenze era un "divorzio sbagliato". Settis ritiene che la riorganizzazione ministeriale sia un "ricongiungimento storico" e che non provochi nuovi problemi. Ha espresso riserve sulla riforma del ministero in generale, ma considera che l'accorpamento delle due soprintendenze sia un aspetto positivo.
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