Intesa con i comuni di Brescia, Ferrara, Fano per la riqualificazione di immobili della difesa in disuso. Dalla Cassa depositi finanziamenti agevolati fino a 50 anni Al via altri tre protocolli d'intesa firmati dal ministero dell'economia e dall'Agenzia del demanio con i comuni di Brescia, Fano e Ferrara per la cessione di beni ex militari da parte della difesa e la successiva valorizzazione. Nell'ambito dell'operazione, raccolta dietro lo slogan Valore paese', l'intento del viceministro Vincenzo Visco, presente in atteggiamento relativamente tranquillo alla firma dei documenti nel day after del dibattito al senato sulla guardia di finanza, è quello di restituire a molte città italiane i beni dismessi della difesa, in un'operazione che cambierà la faccia delle nostre città con investimenti privati che possono valere molto anche in termini di pil'. L'altra novità è l'uso che per la prima volta viene fatto dall'amministrazione di un nuovo strumento finanziario predisposto dalla Finanziaria 2007: i programmi unitari di valorizzazione. La Cassa depositi e prestiti metterà a disposizione degli enti locali prestiti a lunghissima scadenza per intervenire nella riqualificazione dei beni. Si tratta, in particolare, di forme di finanziamento con durata fino a 50 anni, che rientrano nell'ambito di una concessione lunga (o concessione di valorizzazione). Dopo anni in cui il patrimonio è stato spesso svenduto a prezzi di saldo', per il viceministro questa è una grande operazione, in una logica totalmente diversa'. Un'operazione che si può fare senza utilizzare risorse pubbliche se non gli stessi immobili di cui il demanio manterrà la proprietà'. Nel dettaglio degli accordi siglati ieri si prevede la valorizzazione, dopo il cambio di destinazione d'uso, di 16 caserme. A Brescia sono coinvolte la caserma Gnutti, in pieno centro storico e ben conservata, Campo di Marte, che ha diverse strutture sportive, l'ex Polveriera di Mompiano, sul parco delle Colline, in una zona di alto valore ambientale, e l'ex Colombaia. Per Fano i beni dismessi sono due: la caserma Paolini, un complesso a ridosso del centro storico, e l'aeroporto militare a uso civile. Per Ferrara, il più articolato dei tre protocolli, le aree interessate sono dieci. Si tratta dell'ex convento dei Teatini, della caserma Bevilacqua, della caserma Pozzuolo del Friuli, della Cavallerizza militare, di palazzo Furiani, di una porzione dell'aeroporto, dell'ex deposito di munizioni di Porotto, della caserma Caneva, dell'ex tiro a segno e di un terreno con sovrastante magazzino. Gli enti locali, se decideranno di acquistare il bene, dovranno elaborare progetti eccellenti di utilità sociale che saranno poi valutati dall'Agenzia del demanio', ha commentato il direttore della Cassa depositi e prestiti, Antonio Turicchi, spetterà poi ai privati, una volta trovato l'accordo, entrare tramite bando pubblico in questo circuito produttivo: possono decidere di acquistare o diventare affittuari del bene immobile. Negozi, uffici, centri commerciali e strutture ricettive sono le attività che più si conciliano alla tipologia dei beni ex militari'. Per Elisabetta Spitz, direttore dell'Agenzia del demanio, con la disponibilità di Cdp si crea una leva finanziaria che incoraggerà gli investimenti e si realizza una modalità di collaborazione nuova con gli enti locali per la valorizzazione dei beni immobili'. Starà all'Agenzia del demanio, in collaborazione con gli enti locali, curare la progettazione degli interventi, attraverso accordi e protocolli d'intesa, cercando nuove destinazioni d'uso in linea con i fabbisogni dell'ambiente urbano in cui si trovano i beni dismessi. Complessivamente la prima tranche include 201 immobili sparsi su tutto il territorio per 1 miliardo di euro. Questa fase si concluderà il 30 giugno. In totale sono previste quattro tranche, per 840 immobili tra caserme, bunker, aree verdi, arsenali e poligoni. I beni riqualificati saranno utilizzati a fini sociali, culturali o messi a reddito. Per l'ultima tranche la scadenza è fissata a fine luglio del 2008, per un valore complessivo di 4 miliardi di euro. Ma per valorizzare tutti i centri storici delle città che rientrano nel piano ci vorranno', secondo Visco, i prossimi dieci anni'