- In Italia la cultura e' vittima di una "soffocante preminenza" di alcuni soggetti, a discapito del resto del mercato. Un'indagine ha infatti dimostrato che sui 402 musei statali in funzione, i primi 9 assorbono oltre la meta' dei visitatori, ovvero 17 milioni su un totale di 33 milioni di presenze nel 2005 (in costante aumento dal 1996, quando erano 25 milioni). Approfondendo ulteriormente l'osservazione dei dati, poi, si vede che i primi 33 musei in classifica raccolgono i tre quarti dei turisti (25 milioni), mentre gli altri 369 si dividono il restante quarto delle visite. Le cifre sono il frutto di uno studio compiuto da Francesco Antinucci, ricercatore del CNR, pubblicato in un libro, "Musei Virtuali", edito da Laterza e presentato nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini a Roma. "Il titolo mi e' stato suggerito dal fatto che si e' pensato che attraverso la tecnologia si potesse ottenere una maggiore fruibilita' del prodotto museo -ha detto l'autore-, mentre essa deve essere necessariamente collegata a un progetto di comunicazione teso a fornire le informazioni ai potenziali visitatori. Solo cosi' -ha concluso- gli interessati potranno scegliere cosa vedere e come". Nasce cosi' un paradosso, secondo Antinucci: il museo diventa virtuale non perche' attraverso le nuove tecnologie e' maggiormente fruibile, ma perche' sparisce, oscurato da pochi soggetti dal potente "brand name". Secondo l'analisi del ricercatore, infatti, e' proprio l'attrattiva costituita dal "marchio" a determinare una tale sproporzione nella distribuzione dei visitatori. I dati del 2005 relativi alle quattro piu' importanti pinacoteche romane mostrano che Palazzo Barberini, Galleria Spada e Palazzo Venezia hanno sommato 136mila presenze, un nulla in confronto alle 440mila della Galleria Borghese. Ancora piu' impietoso il confronto tra Pompei ed Ercolano: la prima localita', enormemente piu' nota al pubblico, batte la seconda 2.344.000 a 264.000.