Dai restauatori alle case d'asta, come venivano "ripuliti" i reperti clandestini I "TRAFFICANTI dell'arte perduta" guadagnavano bene: eccome se guadagnavano. Nel 1982, Giacomo Medici, il mediatore di reperti clandestini più autorevole nel Centro Italia, in primo grado condannato a 10 anni e 10 milioni di euro da rifondere allo Stato per i danni provocati al patrimonio culturale, acquista a Londra, dalla casa d'aste Christie's, un'Hydrìa ceretana a figure nere. Paga 163 mila sterline, che erano pari a 245 mila dollari: quasi mezzo miliardo di vecchie lire. Ma, un anno dopo, la cede al Getty Museum, a 400 mila dollari. Spesso, tuttavia, lui stesso vendeva i propri oggetti attraverso le case d'aste, per "ripulirli" dalla loro equivoca (se non peggio) provenienza: solo nel dicembre 1987, cede ben 144 lotti a Sotheby's. Marion Trae, ex curator del Getty Museum, processata a Roma con Robert Bob Hecht, uno tra i massimi mercanti mondiali (venerdì la prossima udienza), un giorno scrive al «caro Giacomo» che un certo vaso greco-romano dovrà arrivare a Malibu «quando sarà stato sbiancato»: cioè reso apparentemente legale nella provenienza; e che «non trova irragionevole il prezzo di 750 mila dollari». S'andava avanti così: a suon di miliardi, allora di lire. Da un memoriale sequestrato a Bob Hecht a Parigi: «Appena alzati, ogni mattina, sulla piccola Fiat di Giacomo Medici andavamo in giro, per acquistare dai "tombaroli" quanto avevano scavato la notte precedente». Questa era l'Italia, o meglio l'"Italietta", di allora. La stagione della massima razzia spazia dal 1970, fino a pochi anni fa. E quale razzia. Guardiamo solo ai reperti sequestrati a Medici. Un raro calderone etrusco a tre anse, simile a un esemplare rinvenuto a Cerveteri, alla necropoli del Sorbo, in una tomba famosissima: la Regolini-Galassi. E sempre da Cerveteri, due splendide anfore del VII secolo a.C, del "Pittore delle Gru"', con fregi di grandi uccelli; un'altra, con due enormi pesci, dentro una rete a quadrati. Medici tratta pure vasi a figure nere del pittore Exekias (ne sono noti 22 in tutto) e di Eufronio (anche qui, ce ne restano un paio di dozzine), nonché un corredo di 20 piatti etruschi in ceramica, unico al mondo: vorrebbe due milioni di dollari dal Getty, ma è una delle rare proposte che il museo declina. Marion True se ne scusa con l'offerente per posta: «E' la prima volta in cui John (Walsh, che dirigeva il Getty: NdR) rifiuta qualcosa che gii propongo»: ma «voi ed io lavoreremo su John per persuaderlo a cambiare idea». Il buon "Giacomino" possedeva anche (gli sono sequestrate a Ginevra) tre intere pareti pompeiane dipinte, forse del 40 avanti Cristo, scavate attorno a Oplontis, in una villa che resta misteriosa (custodiva perfino le foto che documentano la violazione mentre si compie): frantumate in 11 pezzi per poterle trasportare, e ricomposte in Svizzera; valevano 25 miliardi di lire. E tanto, tantissimo altro ancora. Il verbale di sequestro elenca 3.000 numeri d'inventario. Madamina, il catalogo è questo: il catalogo delle opere scavate di frodo, e poi vendute all'estero, o che stavano per scappare. Erano già nei depositi di Medici, in Punto franco a Ginevra: o di Gianfranco Becchina, il più grande "mediatore" del Sud Italia, a Basilea. Un Apollo in marmo alto un metro e mezzo, del II secolo a.C, ceduto per 3,3 milioni di dollari al Getty, arrivato senza le gambe tanto da provocare la protesta del museo, finché non ottiene i reperti mancanti (su questo è stato trovato un carteggio)? Eccolo nel museo dì Malibu; ma anche prima, nell'archivio Medici: appena scavato; lordo di terra; ancora in attesa di restauro. Tra quanti restauravano per conto dei "predatori dell'arte perduta", c'erano Fritz e Harry Burki, padre e figlio, di Zurigo; Fritz era bidello nell'università in cui studia Bob Hetch. il mercante che cede al Metropolitan il famoso Cratere d'Eufronio, ormai restituito all'Italia. Ma il palmarés dei musei intemazionali suoi clienti e assai più nutrito. Ad esempio, cede alla Ny Carlsberg Glipthotek di Copenhagen (cui giungono pure le finiture d'un carro etrusco scavato a Colle del Forno, in Sabina; e delle antefisse etrusche con Menade e Sileno), una scultura calcidica greca; al museo di Princeton orecchini d'oro del 200 a.C; al De Menil di Houston, in Texas, una psykter a figure nere, già di Medici: gli etruschi la usavano per raffreddare il vino; a Berlino, uno skypos dove il "Pittore di Triptoiemo" eterna Menelao che insegue Elena; al British Museum di Londra, una coppa ellenistica in argento. E molti affari faceva anche Pasquale Camera, ex ufficiale delle Fiamme Gialle, passato poi dall'altra parte, e ormai defunto, in un misterioso incidente. Anzi, di suo pugno è l'organigramma dell'organizzazione, trovato a casa del suo amico Pasquale Zicchi, a cui Camera svela un traffico «di 100 pezzi in argento», scavati nella zona del Vesuvio durante il sisma, sfruttando pure la confusione del momento: «Per decine di miliardi» di lire, «sarebbero passati a Medici, e quindi a Robin Symes», il mercante di Londra che è stato costretto a restituire la Maschera d'avorio, e ha ceduto al Getty la Venere di Morgantina. Gestiva (come ha appurato un'inchiesta inglese) 29 depositi con 17 mila oggetti, in buona parte scavati nel nostro Paese, valutati 125 milioni di sterline: quasi 200 milioni d'euro. Le indagini del Pm Paolo Ferri e dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio artistico hanno scoperchiato quest'orribile vicenda. Però resta terribilmente arduo far tornare i reperti fuggiti: ne sa qualcosa Francesco Rutelli, vicepremier e ministro dei Beni culturali, che conduce un'autentica "battaglia" con il Getty per ottenere anche la Venere dì Morgantina, scavata negli Anni 70 in Sicilia, e il Bronzo d'Atleta di Lisippo, pescato nel 1964 al largo di Fano, poi portato in Italia, e quindi emigrato clandestinamente. Ma sulla scrivania, il Pm Paolo Ferri ha ancora molti fascicoli, gli esiti di tante altre indagini dei carabinieri e dì numerose rogatone internazionali da lui stesso condotte, anch'essi pronti ormai a trasformarsi in altrettanti processi. Per provare almeno a chiudere la stagione, davvero terribile e durata fin troppo a lungo, della nostra "archeologia depredata". La Domanda Quante opere sono sparite dall'Italia? Dai 1970 i carabinieri hanno sequestrato oltre seicentomila oggetti provenienti da scavi clandestini. Le indagini del pm Ferri hanno individuato almeno altri 450 oggetti "fuggiti" dal nostro Paese.
Il Messaggero
7 Giugno 2007
✓ Entità verificate
Il museo protestò coi trafficanti: Quell'Apollo senza gambe no
FA
Fabio Isman
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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