Il ministro affianca l'economista Salvemini ai revisori della Price I debiti ammonterebbero a ben più dei 20 milioni di euro inizialmente stimati FINORA, sulla crisi dell'Orchestra Verdi il ministero dei Beni Culturali non era mai uscito allo scoperto, limitandosi a vaghe dichiarazioni d'intenti sul futuro dell'istituzione milanese. Adesso, però, il piano comincia a prendere una sua fisionomia più definita. Il ministero, dopo aver affidato alla società di revisione dei conti Price Waterhouse l'analisi della situazione economico-finanziaria della Verdi, ha ordinato un ulteriore accertamento a un team coordinato dall'economista Severino Salvemini, docente all'Università Bocconi, che dovrà essere completato entro metà luglio. E, nella bozza di incarico al professore, appare chiaro che il disegno non è tanto quello di "salvare" una realtà che si è conquistata in quattordici anni un ruolo di spicco nella vita culturale della città, ma di creare una "nuova Verdi". Nel documento viene infatti specificato che «il piano di risanamento dovrebbe fare emergere un nuovo soggetto, che con nuovi organi sociali dia continuità all'attuale ente rifondato». Dunque, ecco la soluzione: fare piazza pulita dell'attuale struttura, e ripartire da zero. È vero che si parla di "continuità" dell'attività, è vero che si dichiara di voler «traghettare l'istituzione alla situazione post-insolvenza», ma il punto successivo è di segno opposto: «Nel piano di sviluppo troveranno approfondimento le nuove regole di governance della Fondazione e il funzionamento del nuovo consiglio di amministrazione, nonché un ragionamento analitico sulle figure manageriali necessarie per una gestione in economicità dell'istituzione». Come dire: ci vogliono uomini nuovi per gestire l'orchestra. Il piano del ministro Francesco Rutelli (sono intanto ancora fermi alla Corte dei Conti i 500mila euro promessi nel 2006), sembrerebbe coincidere con l'iniziativa di alcuni imprenditori milanesi, guidati dal finanziere Francesco Micheli, già pronti a rilevare la Verdi, o meglio i musicisti della Verdi, per farli confluire in un'altra formazione. «Una soluzione che non ha alcun senso spiega il direttore generale Luigi Corbani L'orchestra esiste in quanto la Fondazione ha investito per creare un progetto complessivo, che non solo assicura una stagione sinfonica, ma svolge anche un servizio pubblico con i concerti in carcere e negli ospedali, l'attività per i bambini, l'orchestra amatoriale. Come si possono prendere gli orchestrali e piazzarli da qualche altra parte? La Verdi deve mantenere la sua identità». Il documento del ministero sostiene anche che «l'andamento economico degli ultimi esercizi della Fondazione ha mostrato come la gestione caratteristica dell'orchestra non sia in grado di mantenere un livello stabile di economicità, senza ricorrere a rilevanti contributi dello Stato e degli Enti Locali». Corbani si indigna: «È proprio questo il punto. La Verdi non è stata gestita male, semplicemente non ha mai ricevuto contributi pubblici adeguati all'attività». E sciorina ancora una volta le cifre: nel 2004 la Verdi ha incassato 1,5 milioni di euro dalla vendita di biglietti e abbonamenti, a fronte di un contributo del Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) di appena 361mila euro, pari cioè al 23 dei ricavi propri. Sul debito accumulato, il ministero sostiene che «sembrerebbe assommare a più di 20 milioni di euro», e secondo le indiscrezioni la cifra sarebbe addirittura di 37 milioni. «Quello che noi chiediamo conclude Corbani non è però un ripiano del debito, ma solo il contributo ordinario. Per allinearci al trattamento che hanno altre orchestre». IL FONDATORE Luigi Corbani, ex vicesindaco di Milano, ha creato l'Orchestra Verdi nel 1993 assieme al direttore russo Vladimir Delman. Dal '99 è una Fondazione IL RISANATORE Severino Salvemini, docente della Bocconi, ha ricevuto dal ministero l'incarico di elaborare un piano di risanamento e di sviluppo della Verdi