Come lo scrittore inglese Bruce Chatwin sono ormai molti i membri del Consiglio superiore dei Beni culturali che si chiedono: ma che ci facciamo noi qui? Eh si, perché malgrado l'autorevole parlamentino di via del Collegio romano stia contestando da mesi il metodo e il merito della riforma dei Beni culturali, malgrado abbia redatto un documento severo sulla qualità di questo riordino - caratterizzato da una centralizzazione politico burocratico della struttura - il gabinetto del ministro Rutelli ha disegnato la riorganizzazione del ministero senza tenere il minimo conto di queste critiche. Una condizione frustrante dicono i più polemici del Consiglio, tanto più se si pensa che neanche il documento, inviato dal presidente Salvatore Settis, ha trovato un minimo riscontro: come fosse scritto sull'acqua del mare. A che serve allora essere presentati come un organismo di grande rilievo e considerazione quando poi l'amministrazione non tiene conto di nulla? Ecco allora che anche l'autorevole figura di Settis rischia, per alcuni esponenti del Consiglio, di essere usata strumentalmente dal ministero: come una foglia di fico, una pura proiezione esterna. Da qui l'invito che viene rivolto allo stesso Settis: è ora che il garbo di certe osservazioni critiche si trasformi in opposizione più dura. Insomma abbaiare va bene ma poi se non serve si deve anche mordere. Anche perché il provvedimento di riorganizzazione del ministero, che andrà all'esame delle commissioni parlamentari, sta procedendo in direzione opposta rispetto al parere del Consiglio: prevede un accentramento radicale, allarga enormemente il peso delle direzioni regionali - che diventano gli unici organi autonomi delle amministrazione - mortifica la funzione delle strutture periferiche che svolgono il lavoro di tutela sul territorio. Perché Settis non dice a Rutelli che si è passato il segno? Perché questo contegno molto british da lealissima opposizione alla politica di sua Maestà? Tanto più che la riforma riesce a contraddire Settis anche sul Codice dei Beni culturali a cui il direttore della Normale sta lavorando. Dove per la valorizzazione del patrimonio Settis raccomanda la creazione di una direzione generale autonoma, la riforma Rutelli la affida al segreteriato generale.
Il Consiglio a Settis: Adesso devi mordere!. Chiesta una posizione più dura sulla riforma Rutelli
Il Consiglio superiore dei Beni culturali ha espresso critiche severe alla riforma dei Beni culturali, ma il gabinetto del ministro Rutelli ha disegnato la riorganizzazione del ministero senza tenere conto di queste critiche. Il presidente del Consiglio, Settis, ha inviato un documento critico, ma non è stato seguito. I membri del Consiglio si sentono frustrati e criticano Settis per aver usato il suo nome come "foglia di fico". La riforma prevede un accentramento radicale e la mortificazione delle strutture periferiche, contraddicendo le raccomandazioni di Settis. Il ministro Rutelli non ha spiegato perché non ha seguito le critiche del Consiglio.
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