Milano - Caro Senatùr, «la Capitale è Milano, non Roma», dice alla vigilia del 20 settembre, alle 10 di mattina di 133 anni fa, il 12 battaglione dei bersaglieri, Porta Pia: ricorda? La coincidenza temporale rende l'assunto ancora più grottesco, ma lasciamo da parte le quisquilie storiche: dimentichiamo anche il Risorgimento. Però, ad esempio, la cultura? A Roma, i visitatori di mostre e musei crescono di continuo; si amplia anche il ventaglio delle occasioni tra cui scegliere: entro sette giorni, le istituzioni apriranno mezza dozzina d'esposizioni, più e meno importanti. Milano è invece in crisi; nei suoi musei (dice il Comune), 1.824.429 persone nel 2002, 195 mila fino ad agosto; a agosto 2003, sono solo 102,493: è un calo quasi del 50 per cento. E alle mostre, 988.128 visitatori nel 2002, contro gli appena 489.790 dei primi otto mesi di quest'anno. Però, c'è assai altro. Claudio Abbado e Maurizio Pollini sono entrambi milanesi; ma quello le sinfonie di Beethoven, e questo il ciclo di serate del suo "progetto", li hanno eseguiti a Roma. La Scala, in compenso, vive la sua crisi peggiore (eccettuato il periodo bellico) dal 1778, quando Giuseppe Piermarini ne completò la costruzione. Gae Aulenti ha studio dietro il Corriere della Sera, mica a piazza di Spagna; spiega: «Alla Scala non vado più: non offre nemmeno il sintomo di un'innovazione». Poi, aggiunge: «Con l'Auditorium e i musei aperti o riaperti, Roma ha dimostrato una sveltezza amministrativa che qui è ignota». E Gillo Dorfles, decano del panorama culturale con i suoi 93 anni, mitteleuropeo diventato meneghino, elenca: «La ferrovia da Torino a Trieste è quella di 50 anni fa; il passante ferroviario milanese è fermo da dieci anni; una città, che è stata grande, s'è come seduta». Già sette anni or sono, Alberto Arbasino elencava «le eterne rovine della nostra Milano»; una «crisi civica e culturale che non ha confronti e sembra inarrestabile»: oggi, è assai peggio. Roma ha riaperto i suoi musei; Milano ne ha uno formidabile del '900, quello "di riferimento" per Umberto Boccioni di cui possiede decine d'opere, ma dopo averlo bistrattato per decenni (all'epoca di Tangentopoli, perfino dipinti appesi sopra i termosifoni), ora lo tiene addirittura chiuso nelle casse, in attesa di restauri nemmeno iniziati. E i duemila oggetti di un Museo del Design mai nato, sono in altre casse, ma alla Bovisa. Pierluigi Nicolin, che nell'area di Porta Garibaldi progetta un quartiere da un miliardo d'euro con il primo nuovo giardino urbano in un secolo, afferma: «Nella cultura, la perdita di velocità è totale; qui, si vive male; Milano non è Roma, Parigi, o New York, però assomma i difetti di ciascuna di loro. Si produce, ma non si vive. Il sabato, sembra Lucca, tanto è disabitata. Paragonarla a Roma? Sarebbe perfino scorretto». L'estate scorsa, nemmeno una manifestazione: solo il "ballo liscio" all'Idroscalo. «Una rinuncia dovuta, per i continui tagli al bilancio del settore; dal 2001, il 25 per cento di fondi in meno», dice l'assessore Salvatore Carrubba, e ammette: «Con le risorse che possiede, questa città dovrebbe fare molto di più». La gara per la mostra nel decennio dalla morte di Giovanni Testori (chi più milanese di lui?) non ha trovato nemmeno un concorrente: nessuno vuole esserne lo sponsor, il Comune la produrrà da solo. Philippe Daverio, che è stato anche assessore e non con il centro-sinistra, rincara la dose: «Roma ha molto più coraggio; ormai, è tre lunghezze più avanti di Milano, ridotta a un'escrescenza urbanistica della Fiera; dalla necrosi della città, traggono nuova vita altri centri minori della Lombardia, come Brescia, Piacenza, Mantova, Bergamo, dove la cultura decolla». Carla Di Francesco, soprintendente regionale, conferma: «Le soprintendenze annaspano; Milano mi sembra provinciale anche nel conferire valore all'effimero estivo di bassa qualità; la città e fonte inesauribile di guai». Il Duomo è ingabbiato; la sua facciata, invisibile, è divenuta una facciata di tela, che copre i restauri: è una metafora perfetta della cultura meneghina, oggi. E Ugo Volli, che di sipari ne sa forse più di tutti, prevede: «La crisi della Scala sta per manifestarsi anche al Piccolo Teatro». Anche l'Elfo, e il Parenti, per restauri, ridurranno l'attività. Milano resta (forse) capitale dell'arte contemporanea; ma la maggior manifestazione è oggi ArteFiera di Bologna. Roma, merito del Papa o delle tv giapponesi, ha saputo restaurare i suoi Michelangelo; Milano ne ha uno, la Pietà Rondanini, e, da anni, discute come allestirne la sala. Caro Senatur, Capitale certo no; ma della cultura, per fare un esempio, davvero men che meno.
E in crisi non c'è solo la Scala
Il Comune di Milano ha registrato un calo significativo delle visite nei suoi musei e mostre, rispetto al 2002. A Milano, i visitatori sono passati da 1.824.429 a 102.493 nel 2003, mentre a Roma, le visite sono aumentate. La città di Milano è in crisi, con una cultura che non è più in grado di innovare e di offrire esperienze culturali di qualità. La Scala, un importante teatro di Milano, è in crisi, e il Comune ha deciso di chiudere il museo di Umberto Boccioni, che era stato aperto per decenni. La città ha anche perso la sua identità culturale, con la chiusura del museo del design e la mancanza di iniziative culturali.
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