CAGLIARI. La villa romana di Sant'Andrea è un caso che gli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra sollevano affinché si realizza una campagna di scavi archeologici finalizzata alla «definitiva realizzazione di interventi di protezione e di fruizione pubblica». Come è noto la villa, affidata al comune di Quartu, si trova in uno stato di degrado a lungo denunciato dagli ambientalisti. C'era addirittura sopra una seconda casa che è stata demolita e si sarebbe dovuto realizzare un intervento di salvaguardia che era stato autorizzato dalle autorità competenti. Si tratta di una villa costiera abbastanza rara nel Mediterraneo, con approdo e probabilmente impianto di acquacoltura. Sopra ci fu costruita una torre costiera, a sua volta demolita per far posto a una seconda casa. Nel 1978 finalmente la soprintendenza compì studi archeologici, la villa venne vincolata ma gli atti vandalici continuarono. Nel 1998 è arrivato un esposto delle associazioni ambientaliste, che denunciarono la situazione in cui il rudere di grande prestigio culturale veniva lasciato. Grazie all'intervento della capitaneria di porto, la soprintendenza e il comune ne rientrarono in possesso, ma non è bastato perché il bene venisse tutelato.
Salvate la villa romana. Un appello ambientalista sul rudere di Sant'Andrea
CAGLIARI. La villa romana di Sant'Andrea è un caso che gli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra sollevano affinché si realizza una campagna di scavi archeologici finalizzata alla definitiva realizzazione di interventi di protezione e di fruizione pubblica. Come è noto la villa, affidata al comune di Quartu, si trova in uno stato di degrado a lungo denunciato dagli ambientalisti. C'era addirittura sopra una seconda casa che è stata demolita e si sarebbe dovuto realizzare un intervento di salvaguardia che era stato autorizzato dalle autorità competenti. Si tratta di una villa costiera abbastanza rara nel Mediterraneo, con approdo e probabilmente impianto di acquacoltura. Sopra ci fu costruita una torre costiera, a sua volta demolita per far posto a una seconda casa. Nel 1978 finalmente la soprintendenza compì studi archeologici, la villa venne vincolata ma gli atti vandalici continuarono. Nel 1998 è arrivato un esposto delle associazioni ambientaliste, che denunciarono la situazione in cui il rudere di grande prestigio culturale veniva lasciato. Grazie all'intervento della capitaneria di porto, la soprintendenza e il comune ne rientrarono in possesso, ma non è bastato perché il bene venisse tutelato.
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