Si allarga sempre di più la divaricazione tra il livello politico dei Beni culturali e l'apparato tecnico scientifico del ministero. Scelte sbagliate, negligenze, strategie ispirate a logiche politiche unilaterali stanno caratterizzando - secondo una parte consistente del personale tecnico scientifico e del sindacato Uil di via del Collegio romano - la gestione Rutelli del ministero. Al vicepremier si contesta una somma di incarichi governativi che lo costringerebbe a dedicarsi alle funzioni quotidiane del dicastero solo a tempo parziale. Una latitanza che avrebbe anche determinato il clamoroso ritardo nella formulazione e nell'iter della riforma di via del Collegio romano che doveva essere pronta almeno cinque mesi fa e che invece è ancora all'esame del Tesoro. Tempi talmente lunghi che ora la riforma rischia di essere approvata - dopo il passaggio al Consiglio di Stato, alle Camere, alla Corte dei conti e al Consiglio dei ministri - ben oltre il 30 luglio. Le conseguenze di questo slittamento possono essere particolarmente antipatiche: a partire dalla conferma d'ufficio e dal passaggio a direttori e ruolo di dirigenti che stanno svolgendo a livello regionali delle reggenze pro-tempore. Alcune delle quali molto discutibili e di chiara nomina politica. A questo punto si collega il nodo della scadenza di un bando di concorso per 40 dirigenti mai celebrato nonostante la carenza di 8mila lavoratori tra funzionari tecnico scientifici, amministrativi e addetti all'area della vigilianza. Un ritardo che porterà un ulteriore dilatazione dei tempi e che complicherà la situazione del ministero tra soprintendenze, archi1 e biblioteche dove ci sono 54 incarichi attribuiti ad interim con conseguenze gravi sulla qualità del lavoro. Visto che è situazione comune ormai che i dirigenti non riescono a seguire gli uffici di cui sono titolari e meno ancora quelli che hanno ad interim.