BARI Per ora ci sono i paletti. E nient'altro. Nonostante la promessa del ministro Francesco Rutelli, che l'11 maggio annunciava «Da lunedì il cantiere sarà recintato», al teatro Petruzzelli sono ancora in corso soltanto le operazioni preliminari. E non potrebbe essere altrimenti. Gli operai, sette in tutto, non possono entrare nel teatro, non possono montare le impalcature e non possono ingombrare neppure l'area che si affaccia su corso Cavour. Non hanno neppure ragione di indossare gli elmetti di protezione. C'è il rischio che all'arrivo, previsto tra un paio di settimane, anche la gru resterà inutilizzato. Il teatro non è ancora formalmente passato nella proprietà del Comune. E la famiglia Messeni Nemagna, data la battaglia intrapresa contro l'esproprio, non lascia campo libero agli operai. A quasi un mese dalla cerimonia dell'11 maggio, insomma, tutto fermo al Petruzzelli. In attesa che i giudici si pronuncino. All'opera ci sono i sette operai, l'unico mezzo in cantiere è il camioncino che li trasporta, l'unica attività in corso è quella di preparazione del cantiere: l'acqua che si era accumulata, proveniente dalla falda, è stata drenata. «Tra due settimane al più tardi arriverà una gru con un braccio di 65 metri», dice Antonio Forte, geometra e temporaneamente responsabile del cantiere. Ma entrerà in funzione? Se la situazione non si sbloccherà, probabilmente no. Le attività preliminari secondo le previsioni iniziali, ormai dovrebbero essere terminate. «Siamo nei tempi previsti dal bando -dice Ruggero Martines, vicecommissario per la ricostruzione del teatro, oltre che direttore generale dell'ufficio regionale per i beni culturali -ora le imprese stanno predisponendo le necessarie prove tecniche». Eppure il vero inghippo trapela. Sul fronte della procedura è tutto fermo: l'immissione in possesso, ultimo atto dell'azione di esproprio innescata con il decreto legge di settembre 2006, non è stata firmata dal prefetto Carlo Schilardi. In teoria, tutto dovrebbe essere pronto: l'Agenzia del Demanio ha prima quantificato l'indennizzo dovuto ai proprietari (22,5 milioni di euro), quindi ha ricevuto dalla prefettura le osservazioni dei Messeni Nemagna. Dovrebbe inviare le controsservazioni per permettere al prefetto di firmare l'atto che suggella il passaggio di proprietà. Da un lato la famiglia si appiglia alla mancanza di questo atto formale (per via del quale ha diffidato dall'accedere al teatro e ottenuto una udienza fissata per l'8 giugno), dall'altro ha portato avanti altre azioni legali che, forse, suggeriscono ai rappresentanti delle istituzioni di aspettare nel completare l'iter di esproprio. Nell'ordine è arrivata prima l'ordinanza del giudice civile Luigi Di Lai-la che trasmette le carte alla Corte costituzionale perché verifichi la legittimità del decreto legge come strumento per imporre l'esproprio. E poi l'istanza dell'avvocato Michele Costantino che chiede al pm Roberto Rossi il sequestro cautelare del teatro perché l'intervento degli operai renderebbe impossibile verificare i sospetti dei Messeni Nemagna, cioè che la nomina di un commissario per la ricostruzione non fosse motivata da rischi statici, ma dalla volontà di escludere la proprietà privata dal controllo del teatro. Pendono, inoltre, una valanga di altre azioni, come l'esposto che ha spinto la procura ad acquisire le carte sulla gara per l'affidamento dei lavori. Ce n'è abbastanza per spaventare imprese e per lo meno rallentare i lavori. Tanto più che il contratto tra l'associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l'appalto e il commissario per la ricostruzione non è stato ancora firmato. Non si tratta di una circostanza infrequente, tuttavia è chiaro che in questa situazione, nessuno accelera. Il cantiere interessa l'interoisolato compreso tra corso Cavour, via Cognetti, via Ventiquattro maggio e via Fiume. Le prime battute, «cantierizzazione» e pulizia dell'area rimasta abbandonata per quasi due anni, sono state completate. Ma la recinzione non è ancora stata montata. Gli operai, inoltre, occupano soltanto la zona posteriore, quella che si affaccia su via Fiume. Il punto nel quale si deve iniziare a scavare, resta invece off limits in attesa degli eventi. I mezzi che cominceranno ad arrivare nelle prossime settimane, saranno per il momento sistemati nell'area di cantiere ma non utilizzati. Anche il numero di operai, che a regime saranno parecchie decine, è per il momento fermo a sette, al massimo otto e non crescerà nell'immediato. A maggio, a gara di appalto appena conclusa, le istituzioni si sono affrettate a celebrare l'apertura del cantiere: il tempo è essenziale se si vuole rispettare l'impegno di aprire il teatro a fine 2008. Ma il nodo dell'esproprio, contro il quale si battono con ogni mezzo i Messeni Nemagna, non si è ancora sciolto. E tutta la procedura deve superare parecchi esami.