IL MAQUILLAGE DEL GENTILUOMO IN UN CONVEGNO I SEGRETI DEL RESTAURO DEL CELEBRE "RITRATTO DIGNOTO" DI ANTONELLO DA MESSINA -------------------------------------------------------------------------------- Un malato non grave, ma bisognoso di cure anche preventive, che gli garantissero lunga vita in buona salute. E, soprattutto, un malato molto coccolato, per il quale non si è lesinato in quanto a tecnologie, dalle analisi multispettrali alla Tac, scomodando per loccasione lIstituto Nazionale di Fisica Nucleare, lIstituto Nazionale di Ottica Applicata di Firenze e lEnea, oltre allUniversità di Perugia e alla Siemens Italia. Stiamo parlando del «Ritratto di ignoto» di Antonello da Messina, il dipinto più amato dal pubblico di Palazzo Madama, oggetto tra il 2005 e il 2006 di un sofisticato restauro presso lOpificio delle Pietre dure di Firenze. Nonostante sia, a detta degli esperti, una delle opere del pittore messinese meglio conservate al mondo. A questo intervento è dedicata domani una giornata di studio al Centro Conservazione e Restauro di Venaria, organizzata dalla Fondazione Torino Musei con la direzione scientifica di Palazzo Madama e della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico. Un seminario aperto al pubblico (dalle 9, ingresso libero fino a esaurimento posti, info 0114436901), per illustrare le metodologie dellintervento, presenti i curatori torinesi e lo staff fiorentino. Nessuna scoperta sensazionale da questo delicato lavoro di messa a punto, ma tante conoscenze in più. E la constatazione che lopera non presenta gravi rischi per la conservazione. La Tac ha aiutato a definire la stabilità della tavola, spessa solo 3 millimetri, per la prima volta si sono viste nitidamente attraverso al reflettografia le tracce del disegno che sta sotto alla pittura, con gli infrarossi si sono individuati strati di vernici recenti, poi rimossi. Il risultato? Una maggiore luminosità e leggibilità. E la conferma che il dipinto avrebbe potuto essere esposto a lungo, senza troppe ansie per i conservatori, nella «Torre dei Tesori» di Palazzo Madama. «Il dipinto non era particolarmente danneggiato, la superficie, come per altri dipinti di Antonello, presentava piccoli sollevamenti, si è resa necessaria inoltre una pulitura molto cauta - dice la soprintendente Carla Enrica Spantigati, direttore del Centro di Venaria - Abbiamo deciso il restauro soprattutto per lesigenza di conoscere meglio le caratteristiche e le criticità del dipinto e proteggerlo da eventuali danni futuri». Esigenza confermata da Enrica Pagella, direttore del Museo di Palazzo Madama, che con il conservatore Simone Baiocco ha seguito le varie fasi: «Per un anno si sono osservate le curvature della tavola, si temevano inoltre le perforazioni dei tarli: abbiamo mandato il dipinto a Firenze proprio in vista della sua esposizione a Palazzo Madama. Ci eravamo anche impegnati a rendere pubblici gli esiti di questo intervento, lo facciamo nella giornata di domani». Pagella afferma che il ritratto di Antonello non era mai stato restaurato dopo il suo approdo a Palazzo Madama, nel 1935. Un approdo sofferto per questa tavola datata 1476, che unisce lanalisi psicologica allastrazione geometrica e al rigore dello studio prospettico. Già nella collezione Rinuccini di Firenze, era confluita in seguito, per vie matrimoniali, nella raccolta dei marchesi e poi principi milanesi Trivulzio. Raccolta che, per interessamento dellallora direttore del Museo civico torinese Vittorio Viale, con la mediazione dellantiquario Pietro Accorsi, doveva essere acquistata dalla città di Torino. Ma si mise di traverso il podestà di Milano Marcello Visconti di Modrone, che chiese addirittura lintervento di Benito Mussolini. I milanesi quella raccolta la reclamavano per sé, ai torinesi giunse in risarcimento per il mancato acquisto, oltre al Libro dore del duca di Berry, con miniature di van Eych, proprio il dipinto di Antonello. Forse proprio la lunga permanenza in collezioni blasonate spiega la buona salute del dipinto, probabile oggetto di assidue cure da parte dei proprietari. Attenzioni cui non si è venuti certo meno durante la sua permanenza nellIstituto fiorentino: «Abbiamo messo in atto un vero e proprio "progetto di conservazione integrato", tenendo conto della storia del dipinto, delle modalità di imballaggio e trasporto, di esposizione, di illuminazione - dice Marco Ciatti, tra gli autori del restauro domani a Venaria - Quando, lo scorso anno, è stato portato a Roma alla mostra di Antonello al Quirinale, stava in una teca climatizzata, con un sensore che inviava i dati in tempo reale a un tecnico sul telefonino. A un certo punto si è verificato un leggero calo di umidità, ci siamo precipitati sul posto per vedere se tutto andava bene».