L'antiquario Laura ha donato la sua villa con 6000 opere d'arte Intervista allo storico dell'arte ligure, la cui collezione è stata definita il più importante museo di arti applicate in Italia. «Calvino era mio compagno di banco al ginnasio. Ho arredato le sue case a Sanremo e Parigi» II professor Luigi Anton Laura, storico dell'arte ed antiquario di livello mondiale, ha deciso di donare la sua villa di Ospedaletti, in Liguria, nella Riviera di Ponente, con le sue quasi seimila opere d'arte al FAI. La collezione è stata definita il più importante museo di arti applicate in Italia. L'editore Allemandi ha ora pubblicato uno splendido volume con i ricordi di Laura e numerose fotografie della sua stupefacente casa, intitolato «Luigi Anton Laura. La vita, la casa. Racconti di un antiquario, collezionista, viaggiatore». -Professor Laura ci spiega le ragioni della sua eccezionale donazione al FAI? "Le ragioni sono legate in modo particolare al fatto che non abbiamo eredi diretti. Fra nipoti e pronipoti ne ho trenta. Non mi piaceva sbriciolare questa collezione. Avrei voluto donarla al Comune di Sanremo, dove sono nato, ma i cambi di amministrazione avevano creato difficoltà infinite e non si trovavano i locali dove collocarla. Carla Isnardi, mia amica e parente lavorava per il FAI e così ho maturato la decisione di lasciare al fondo le mie opere ed alcune mie proprietà immobiliari." -Come nacque in lei l'amore per l'antiquariato? "Sono nato in una casa molto antica, una casa del Trecento, ci abita ora mio fratello. Io ho ereditato i boschi. Mi sono abituato fin da piccolo al contatto con le cose antiche. Ho iniziato a lavorare come pittore. Ho frequentato il liceo artistico e l'accademia. Ma era difficile vivere vendendo i miei quadri. Insegnavo storia dell' arte, ma non era semplice ottenere la cattedra. Con mia moglie ci siamo messi in società con il vecchio antiquario presso il quale ci avevano fatto i regali di nozze. Non avevamo soldi e conferimmo i nostri mobili ed il nostro lavoro. Così iniziò l'attività." -La sua persona compare in uno dei romanzi più famosi della narrativa italiana del Novecento. Ci parla della sua amicizia con Italo Calvino? "Italo Calvino era mio compagno di banco al ginnasio. Ho arredato le sue case a Sanremo e a Parigi. Molte cose le trasferì poi a Roma. Purtroppo è morto giovane, ho perso una grande amicizia, con la quale potevo scambiare opinioni su ogni argomento. Un giorno ci troviamo a Sanremo, in corso imperatrice, lui veniva da Torino, io da Londra o da Parigi e mi dice: "Sai che il barone rampante sei tu?" Da giovani eravamo appassionati dei film di Tarzan e a casa mia avevamo fatto una casetta sull'intreccio di due alberi affiancati, un nespolo ed un susino. Con mio cugino Mimmo ci facevamo salire Italo, che non era agilissimo. Purtroppo la sua morte mi ha molto colpito. Ero a Firenze, per la mostra dell'antiquariato. Lui era a Castiglioncello. Ho letto su La Nazione che aveva avuto un malore. Ho detto a mio moglie: "Domani ci vado". Invece era già morto. Sua moglie non mi ha mai perdonato il fatto che non sono riuscito ad andarlo a trovare in tempo." -Ci spiega il suo modo di viaggiare da turista colto e da mercante d'arte? "Non ho mai viaggiato per comprare oggetti antichi, contrariamente a quanto credono gli altri, ho sempre viaggiato per vedere i luoghi dove si fabbricavano gli oggetti che avevo acquistato a Parigi, a Londra o a New York. Mi sono appassionato all'arte islamica e poi a quella dell'Estremo Oriente. Dopo aver visitato l'Europa sono stato in Nord Africa, in Medio Oriente, in India, Vietnam, Thailandia, ho visitato praticamente tutto l'Estremo Oriente. Volevo conoscere i luoghi dove quest'arte è stata prodotta e questo mi ha permesso di apprezzarla molto meglio di tanti altri. Studiavo molto sia prima di partire sia dopo il mio ritorno." -Quali sono i Paesi che più l'hanno affascinata e perché? "Non posso dire uno più di un altro. Se guardo quello che mi piace e mi colpisce posso dire che i mobili sono oggetti che riflettono molto l'arte di quelli che li hanno prodotti. Così i mobili francesi sono curati dentro come fuori, quelli inglesi sono più curati all'interno che all'esterno, quelli italiani sono stupendi all'esterno mentre spesso all'interno fanno cadere le braccia. Quelli tedeschi sono più grossolani. In Oriente ho amato molto l'India. Per visitarla ho percorso 47.000 chilometri in Land Rover, con la quale sono partito dalla Liguria. Allora era un Paese pacifico, meraviglioso. Non ho mai cambiato una gomma, mi hanno sempre aiutato loro gratuitamente. Ho percorso l'Iran, l'Iraq, senza il minimo fastidio. Oggi sono Paesi invisitabili. Venivamo accolti nelle case, dove ci davano da mangiare." -Che messaggio trasmette all'Italia per la tutela del suo patrimonio artistico? "Da parte mia mi sono accordato coi notai del FAI per creare una scuola per i giovani che si vogliono interessare in Italia a questa partita e non trovano esempi in questo campo. Trovano le grandi gallerie, ma non musei di arti applicate. Noi abbiamo un museo che è una casa completa di tutto, dove si può avere un tazza di thè e scambiare delle idee. E spero che resti così anche dopo la mia morte."
Un nuovo tesoro per il Fai
L'antiquario Laura ha donato la sua villa con 6000 opere d'arte al FAI. La collezione è stata definita il più importante museo di arti applicate in Italia. Laura ha iniziato a lavorare come pittore e ha frequentato il liceo artistico e l'accademia. Ha iniziato l'attività di antiquario con la sua moglie dopo aver conferito i mobili e il lavoro. La sua persona compare in uno dei romanzi più famosi della narrativa italiana del Novecento. Laura ha amicizia con Italo Calvino, con cui ha scambiato opinioni su ogni argomento. Ha viaggiato in molti Paesi, tra cui l'India e l'Iran, e ha apprezzato l'arte islamica e orientale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo