Sant'Agnese in Agone, nove milioni di euro per i lavori di restauro Sant'Agnese in Agone, la chiesa del riscatto della forza rivoluzionaria del linguaggio di Francesco Borromini architetto prescelto dalla famiglia Doria-Pamphili, rispetto ai rivali Bernini, Girolamo e Carlo Rainaldi, ritorna ai romani dopo tre anni di lavori di restauro concentrati soprattutto all'interno. Domani pomeriggio il ministro dei Beni e Attività Culturali Francesco Rutelli, il presidente della Regione Piero Marrazzo, l'assessore alla Cultura Silvio Di Francia, insieme con la comunità di fedeli, le banche e le imprese private che hanno contribuito a raccogliere i fondi per il delicato "maquillage" (circa nove milioni di euro) partecipano alle celebrazioni della riapertura dell'edificio di piazza Navo-na, plaudendo la tenacia e la determinazione del parroco don Gianni Todescato. «Da quando sono stato nominato rettore nel 2002 - specifica - ho stimolato la conclusione dei lavori di ripulitura dei rilievi scultorei dei sette altari, della decorazione della cupola di Ciro Ferri, dell'organo, delle quattro campane, del pavimento, degli arredi e la risistemazione delle cappelle di S. Filippo Neri, di S. Francesca Romana e della sagrestia». Prima della nomina di don Gianni, sensibile studioso e appassionato di storia dell'arte, la chiesa ceduta dalla famiglia Do ria Pamphili al Vicariato nel 1992, è stata già oggetto di rifacimenti nel 2000, attingendo ai finanziamenti offerti dalla Presidenza del Consiglio in occasione del Giubileo. «Si è intervenuti prima di tutto sulla facciata di via S. Maria dell'Anima, con il recupero della parte marmorea e dell'affresco di scuola del Cavallini - specifica Gabriella Marchetti. direttrice dei restauri architettonici e decorativi con Laura Gigli, della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici del Comune. - Poi, abbiamo provveduto alla riparazione dei vetri della lanterna e degli infissi delle finestre del tamburo». Entusiasta del recupero Paolo Portoghesi, presidente del Comitato "Roma Barocca", annuncia: «Borromini è stato geniale nel 1653 nell'intervenire sul progetto di Rainaldi, modificando la struttura preesistente a croce greca, trasformandola in un ottagono sfondato da cappelle. E, la cupola, altissima, anche se sproporzionata ha una sua innata armonia».