Beni culturali GLI UFFICI TERRITORIALI CRITICANO LA RIFORMA RUTELLI Andrea Emiliani del Consiglio superiore propone un'authority regionale per combattere accordi politici e speculazione edilizia Una riforma fatta su misura per i dirigenti, accentrando tutto il potere a Roma. Dopo il giudizio negativo dei sindacati e del Consiglio superiore dei Beni culturali, presieduto dal professore Salvatore Settis, le critiche adesso arrivano dalle soprintendenze Una posizione molto dura la loro, riassunta da Andrea Emiliani, sovrintendente storico di Bologna e oggi membro del Consiglio superiore Emiliani parla di "desertificazione delle soprintendenze"e all'Indipendente dice: «II Consiglio superiore si è espresso negativamente su ogni pezza del confuso marchingegno di questa riforma, ma il giudizio più duro è proprio sul ruolo delle sovrintendenze, sempre di più depotenziate». Non hanno più l'incarico di stazione appaltante e le loro funzioni naturali vengono assorbite dalle direzioni regionali. «Prima noi comunicavamo direttamente con il ministero», racconta Lucia Pomari, soprintendente di Parma, «adesso dobbiamo fare tappa nelle direzioni regionali che a loro volta riferiscono al ministero». «Ogni seria concezione di tutela dei Beni culturali», incalza Emiliani, «non ha senso senza la valorizzazione del territorio. Ormai da Roma queste esigenze non vengono più nemmeno percepite». Ma, mancanza di sensibilità a parte, qual è il senso di questa verticalizzazione? Chi pensa male consiglia di interpretare l'appello di Settis sulla tutela del paesaggio come un messaggio: a mettere a rischio l'ambiente sarebbe il collegamento troppo diretto che le direzioni regionali ormai hanno con gli assessorati all'urbanistica regionali. Un'intesa che alla speculazione edilizia darebbe meno problemi dì quanto hanno sempre fatto, con veti e vincoli, i soprintendenti. I quali, a differenza dei direttori regionali, che sono di nomina politica, sono assunti con regolare concorso. Ecco allora la proposta di Emiliani: un'agenzia regionale dove Stato, Regioni e sovrintendenze concertino decisioni e interventi: un modo per spezzare la logica dell'intesa fin troppo cordiale tra dirigenti regionali e assessorati. Un'idea che trova concorde anche Ruggero Petrella, sovrintendente abruzzese: «Alle sovrintendenze deve tornare la competenza e il potere di nulla osta su paesaggi e monumenti. C'era una ratio perché fosse quello il luogo dove si decideva in quelle materie». Ora la ratio sembra invece un'altra.
Soprintendenze azzerate a rischio il paesaggio
Il Consiglio superiore dei Beni culturali ha espresso un giudizio negativo sulla riforma Rutelli, che propone l'istituzione di un'authority regionale per combattere accordi politici e speculazione edilizia. Le critiche adesso arrivano anche dalle soprintendenze, che considerano la riforma "desertificazione" e la depotenziazione delle loro funzioni. Le sovrintendenze non hanno più l'incarico di stazione appaltante e le loro funzioni vengono assorbite dalle direzioni regionali. Il sovrintendente Andrea Emiliani propone un'agenzia regionale dove Stato, Regioni e sovrintendenze concertino decisioni e interventi, per spezzare la logica dell'intesa tra dirigenti regionali e assessorati.
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