Sindaco e vescovo si ribellano all'accorpamento delle Soprintendenze Sindaco, vescovo e lavoratori contro l'ipotesi di abolizione della Soprintendenza archeologica di Pompei. A protestare anche l'associazione italiana degli archeologi, con il presidente Tsao Cevoli, che sostengono che questa proposta di Rutelli lascia la città sepolta dall'eruzione del Vesuvio senza una adeguata tutela. «Ho già scritto al ministro dice il sindaco della città, Claudio d'Alessio e ho inviato una nota a tutti i componenti delle commissioni cultura di Camera e Senato oltre». Il sindaco annuncia che chiamerà i suoi colleghi per attuare una protesta unitaria. In agitazione anche i dipendenti, che mercoledì si riuniranno in assemblea. Il Governo vuole l'accorpamento con il Museo di Napoli NAPOLI La notizia era nell'aria da qualche settimana: il ministero dei Beni Culturali ha intenzione di cancellare la Soprintendenza di Ercolano e Pompei e dopo un quarto di secolo (venne istituita dal ministro Scotti subito dopo il sisma del 1980 proprio per tutelare meglio le due città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C.) e accorparla di nuovo a quella di Napoli. Il sindaco di Pompei si oppone al progetto con tutte le forze e con lui c'è il vescovo Liberati. «Ho mandato una nota al ministro sostiene Claudio D'Alessio a tutti i componenti delle commissioni Cultura del Senato e della Camera. Ho anche spedito la nota ai capigruppo regionali. L'abolizione della soprintendenza di Pompei è un clamoroso passo indietro, ingiustificabile e ingiustificato». Ma Claudio D'Alessio vuole andare oltre: «Domani prenderò contatto con tutti i sinda-ci della zona per fare fronte comune. Rischiamo se passa questo progetto conclude il sindaco della città facciamo un passo indietro di un quarto di secolo. Anche i dipendenti della soprintendenza sono in agitazione: mercoledì è stata indetta un'assemblea e potrebbe aprirsi una fase di un duro scontro con il ministero visto che tutti, dai funzionari ai custodi sono per il mantenimento dell'autonomia di Pompei». A protestare contro l'ipotesi del ministero è tra gli altri l'Associazione Nazionale Archeologi. «Pompei tuona il presidente dell'associazione Tsao Cevoli è un sito del tutto particolare, che richiede continui interventi di restauro che lo rendono estremamente costoso da mantenere. Togliere a Pompei l'autonomia amministrativa e dirottare i proventi al ministero prosegue il dottor Cevoli è un errore gravissimo. Si tratta di mettere in pericolo la conservazione di un patrimonio straordinario». Il provvedimento dovrebbe andare in Consiglio dei Ministri venerdì prossimo, o al massimo fra due settimane. Si dovrà approvare un decreto legge che modifica la legge del 1997 (presidente del Consiglio Prodi, ministro per i Beni Culturali, Veltroni) con la quale a Pompei, dopo l'istituzione della Soprintendenza voluta dall'allora ministro Scotti, è stata data la completa autonomia, finanziaria, amministrativa, organizzativa e scientifica. Quella legge riguarda oltre a Pompei e Ercolano anche i siti «minori», ma di straordinario interesse storico e archeologico, di Oplontis, Boscoreale, Stabia. La decisione sembra nascere da uno scontro di potere in atto nel Ministero. La stessa motivazione riferita ufficiosamente da persone vicine a Rutelli una spiegazione ufficiale dovrebbe arrivare domani da parte dello stesso ministro oppure da uno dei suoi sottosegretari sarebbe quella che essendo il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (e i suoi depositi) pieno di reperti provenienti da Pompei ed Ercolano si ritroverebbe con la riunione una continuità. Ma è una spiegazione che appare risibile e forzata. In realtà si starebbe prefigurando una mega struttura nella quale poter meglio gestire mostre, interventi e altro. È impensabile infatti che i reperti di Pompei conservati nel Museo di Napoli (dove sono immagazzinati fin da quando i borboni trasferirono il museo dalla Reggia di Portici a Napoli) possano essere riportati nella città sepolta e la continuità scientifica quindi la motivazione addotta a quasi tutti (vescovo e sindaco compresi) sembra essere solo un pretesto. A contribuire a decidere sulla cancellazione della soprintendenza speciale potrebbero essere stati gli scontri fra la direzione generale del ministero e il soprintendente di Pompei, Guzzo (che tra l'altro ha chiesto di andare in pensione tra qualche mese) e tra quest'ultimo e il manager Trimaco. Ma nei progetti del ministero non ci sarebbe solo questo: nel riordino delle soprintendenze archeologiche della Campania ci sarebbe anche l'idea dell'accorpa-mento della provincia di Caserta alla Soprintendenza di Salerno che così avrebbe competenza da Sapri, a Sessa Aurunca (che distano più di 300 chilometri fra loro) con un mancato collegamento fra enti locali e istituzione di tutela e in contrasto con l'ipotesi di una provincializzazione delle soprintendenze che trovava gli enti locali estremamente favorevoli e anche la stessa regione Campania. Questo in concomitanza con il cambio della guardia al vertice della soprintendenza salernitana dove Giuliana Tocco (andata in pensione) sarà sostituita da Mario Pagano. La decisione di accorpare Terra di Lavoro alle altre tre province avrebbe, oltretutto, anche un effetto politico. Le proteste che cominciano a levarsi dal territorio però potrebbero essere per il ministro Rutelli un boomerang politico, visto che appena sei mesi fa a Caserta aveva promesso per questa provincia un «distretto culturale» e ai primi cittadini dell'area vesuviana uno sviluppo delle città sepolte dall'eruzione.