Un gruppo di studiosi coordinati dall'archivio Flamigni ha chiesto che i documenti sulle stragi e sul terrorismo dispersi tra tribunali e commissioni parlamentari vengano raccolti e resi finalmente accessibili. Oggi l'incontro con Fausto Bertinotti La memoria storica degli ultimi cinquant'anni è a rischio. Perché i documenti indispensabili per ricostruire i principali eventi che hanno segnato la vita del Paese giacciono abbandonati in cumuli di scatoloni accatastati, spesso alla rinfusa, in qualche stanza dei "Palazzi del Potere". Si tratta di una vera emergenza archivistica, come denuncia un gruppo di ricercatori di istituti pubblici e privati. Gli studiosi, coordinati dall'Archivio Sergio Flamigni, hanno deciso di dar vita una "rete" per sostenersi reciprocamente e chiedere insieme l'aiuto dello Stato. In una lettera, indirizzata alle principali cariche istituzionali - presidente del Consiglio, della Repubblica, della Camera, del Senato - e ai ministri di Giustizia, Istruzione e Beni Culturali, i responsabili delle associazioni e degli archivi lanciano un appello per salvare il patrimonio storico, prima che vada irrimediabilmente perduto. IL PROBLEMA è serio e non riguarda solo gli storici. «E' in gioco la conservazione del nostro passato più recente - afferma Ilaria Moroni dell'Archivio Flamigni -, senza la cui conoscenza è impossibile capire il presente». Il contributo degli studiosi potrebbe rivelarsi fondamentale per far luce su eventi controversi come le stragi degli anni di Piombo, gli attentati terroristici, il giallo di Ustica o l'omicidio di Ilaria Alpi. Fatti su cui l'interesse del pubblico è altissimo e su cui le uni che verità, spesso alquanto fantasiose, sono quelle di pseudo pentiti, ex militanti e depistatori di vario genere. Le ricerche serie su quegli anni si scontrano con una sorta di incuria generale che lascia il patrimonio storico "in balìa del fato". La maggior parte degli atti delle commissioni parlamentari di indagine, gli incartamenti dei processi, gli esiti delle inchieste o altre fonti preziose sono accumulati a casaccio in qualche angolo remoto degli uffici che li hanno prodotti. Nessuno provvede a catalogarli e inventariarli. Eppure esiste una norma - l'articolo 41 del Codice dei beni culturali - che impone alle istituzioni di versare la documentazione all'Archivio centrale dello Stato "per i fatti esauriti da oltre quarant'anni". O anche prima, dice il codice, quando vi sia il pericolo che le carte vadano perse. Ma quasi nessuno rispetta la legge. «Per questo ci siamo rivolti allo Stato, chiedendogli di far rispettare il Codice, di procedere alla catalogazione del materiale, di tutelare e valorizzare la documentazione degli archivi privati e dar loro più fondi», sostiene Ilaria Moroni. All'incuria per la memoria, si aggiunge il problema della secretazione di buona parte della documentazione relativa ai "fatti di sangue". «Una legge del '77 vieta di apporre il segreto di Stato su eventi eversivi dell'ordine costituzionale. E invece la maggior parte delle carte su stragi e terrorismo sono inaccessibili o introvabili. Questo perché in Italia non c'è una norma chiara che regoli la materia. Un vuoto che il Parlamento dovrebbe colmare». Una prima risposta dalle istituzioni è già arrivata. Il presidente Bertinotti ha convocato i rappresentanti della Rete per oggi pomeriggio. Anche Napolitano ha promesso di incontrare a breve gli autori dell'appello. La disponibilità, dunque, sembra esserci. La speranza è che ora alle parole seguano i fatti.»
Salvare la memoria storica seppellita negli scatoloni
Un gruppo di studiosi, coordinati dall'Archivio Flamigni, ha lanciato un appello per salvare il patrimonio storico italiano, in particolare i documenti relativi alle stragi e al terrorismo degli anni '70 e '80. I documenti sono dispersi tra tribunali e commissioni parlamentari e sono stati accumulati in modo disordinato, a rischio di perdere per sempre. Gli studiosi chiedono allo Stato di far rispettare la legge e di procedere alla catalogazione e valorizzazione della documentazione. Il problema è serio e non riguarda solo gli storici, ma anche la conservazione del nostro passato più recente.
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