Da Giuliano Volpe, docente di Archeologia e direttore del Dipartimento di Scienze Umane all'Università di Foggia riceviamo: Un allarme: avremo Soprintendenti con laurea triennale? Le cattive notizie relative al Ministero per i Beni e le Attività Culturali non smettono di meravigliarci e soprattutto di preoccuparci, in un fase in cui la tutela del patrimonio culturale sta forse toccando il suo punto più basso, quasi un punto di non ritorno. Negli ultimi anni le Soprintendenze sono state progressivamente ridotte in uno stato agonizzante, con personale scarso, mal retribuito e spesso demotivato, prive di risorse, di mezzi e di quelle competenze che la moderna archeologia richiede, colpite da un processo di depotenziamento, come emerge dall'annoso blocco delle assunzioni e del turn over: la metà circa delle Soprintendenze è da tempo coperta per reggenza in mancanza di Soprintendenti di ruolo, mentre l'età media dei funzionari supera 55 anni. A fronte di un esercito di custodi e di personale con basse mansioni, a volte inutilizzato e inutilizzabile, sono stati ridotti al minimo i funzionari tecnico-scientifici, tra i quali non mancano persone competenti e impegnate in prima linea. Una buona notizia, relativa al recente bando di posti di dirigenti, cioè soprintendenti (4 storici dell'arte, 2 bibliotecari, 11 architetti, 10 archeologi, 9 archivisti, oltre a 4 amministrativi), si è trasformata negli ultimi giorni in una notizia preoccupante. Infatti un'integrazione del 19 maggio (pubblicata sul sito web del MiBAC il 29 maggio) al bando del 1 marzo (G.U. 9 marzo) prevede che i partecipanti non debbano più essere necessariamente in possesso di una laurea quadriennale-quinquennale del vecchio ordinamento o di una laurea specialistica del nuovo ordinamento universitario, oltre ad almeno un anno di frequenza di una scuola di specializzazione o di un dottorato di ricerca, ma che sia sufficiente una laurea triennale, cioè il livello più basso del curriculum studentesco universitario. Ad esempio, per accedere al concorso per dirigente archeologo è sufficiente una laurea di primo livello, non solo in beni culturali (classe 13) o in tecnologie per la conservazione il restauro dei beni culturali (41), ma anche in lettere (5), in filosofia (29) e in storia (38), cioè corsi nei quali potrebbero non essere previsto nemmeno un esame di archeologia. Il concorso è riservato a quanti abbiano svolto alcuni anni di servizio nella pubblica amministrazione (5 per chi ha una laurea di primo livello, 3 per chi è in possesso di una specializzazione, 4 per chi ha seguito un corso-consorso, 2 per chi abbia svolto funzioni dirigenziali, 4 per quanti abbiano prestato servizio in organismi internazionali). Insomma, una persona che abbia 5 anni di servizio nella pubblica amministrazione e che nel frattempo abbia conseguito, grazie anche alle tante recenti facilitazioni del mercato universitario (anche e soprattutto privato), una laurea di primo livello, magari in lettere moderne o in filosofia, acquisendo così una qualche conoscenza elementare su Platone o Leopardi, potrebbe legittimamente accedere al concorso per soprintendente archeologo. E situazioni analoghe sono previste anche per gli storici dell'arte, gli archivisti, i bibliotecari. Si tratta di una strada opposta a quella, da più parti invocata (ed anche giustamente enfatizzata nel programma dell'attuale governo), del merito, della qualità e della competenza, in tutti i settori, e in particolare in quelli della cultura, dei beni culturali, della formazione. La ciliegina su una torta assai amara è rappresentata poi dall'argomento previsto per la prova scritta per dirigente archeologo, limitato solo all'archeologia classica. Una visione assurdamente classicista, che segna il ritardo culturale e metodologico che regna ai piani alti del Ministero, dove, evidentemente, non solo non si ritiene degno di attenzione da parte di un soprintendente il patrimonio archeologico di età preistorica o di età tardoantica, medievale e moderna, ma soprattutto non è mai giunta l'eco delle profonde innovazioni metodologiche dell'archeologia negli ultimi decenni, dall'archeologia dei paesaggi a quella ambientale, dall'archeologia dei paesaggi a quelle dell'architettura e delle produzioni; e gli esempi potrebbero essere molto più numerosi. Intanto per far fronte alla mancanza di soprintendenti e non potendo più ricorrere al sistema degli affidamenti ad interim di una seconda soprintendenza agli attuali scarsi soprintendenti di ruolo, anche per effetto di recenti pensionamenti, si sta procedendo ad affidare le soprintendenze per contratto, a tempo determinato, a docenti universitari. Un segnale che parrebbe importante e incoraggiante per una maggiore, necessaria, osmosi tra mondo delle soprintendenze e quello dell'università. Deprimente però sembra essere la motivazione 'scientifica' che porta a privilegiare solo i professori associati per questi incarichi: costano meno dei professori ordinari! Ancora segnali preoccupanti, dunque, che dovrebbero indurre ad un profondo, radicale, ripensamento del ruolo e delle funzioni del MiBAC, che, in una situazione ormai assai più complessa e articolata della tutela, che vede sempre più coinvolti numerosi soggetti, dovrebbe (tornare ad) essere un organismo leggero nella struttura burocratica e forte dal punto di vista culturale, scientifico, metodologico e tecnologico, dotato di personale tecnico-scientifico altamente qualificato, con compiti essenzialmente di indirizzo, coordinamento e di severo controllo. Giuliano Volpe Docente di Archeologia, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane all'Università di Foggia
Avremo Soprintendenti con laurea triennale? Un allarme da Giuliano Volpe
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha pubblicato un bando per il concorso per dirigenti archeologhi, che prevede che i partecipanti non debbano più essere necessariamente in possesso di una laurea quadriennale-quinquennale del vecchio ordinamento o di una laurea specialistica del nuovo ordinamento universitario. Invece, basta una laurea triennale, cioè il livello più basso del curriculum studentesco universitario. Il concorso è riservato a quanti abbiano svolto alcuni anni di servizio nella pubblica amministrazione. La motivazione per questa scelta è che i professori associati costano meno dei professori ordinari.
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