«Siamo fra gentiluomini» disse uno dei ladri del pannello di sinistra della Pala di San Zeno del Mantegna, nel giugno 1973, a Gianbattista Rossi, allora presidente degli Istituti ospedalieri di Verona che non sapeva se fidarsi a consegnargli i soldi delriscatto richiesto. La pala che è uno dei capolavori dell'artista padovano è oggi a Firenze, nei laboratori dell'Opificio delle Pietre dure dove per due anni sarà l'oggetto di un importante restauro. Il Comune di Verona ha deciso di stanziare 100.000 euro dell'incasso della mostra dedicata al Mantegna per questo restauro la cui prima fase, quella della disinfestazione dai parassiti del legno, è già conclusa. È giunta a Firenze dopo la fine della mostra veronese: Marco Ciatti, direttore del Settore del restauro dei dipinti mobili dell'Opificio ha illustrato problemi e tempi di recupero. Ha parlato di «un progetto integrato di conservazione» che, avvalendosi di una sorta di corsia preferenziale, dovrebbe restituire l'opera alla basilica di San Zeno entro due anni. Smontata in 11 pezzi la pala, vista da vicino, appare di una straordinaria bellezza a suo tempo messa in pericolo da un devastante restauro del 1934 che era giunto anche a diminuire della metà lo spessore del supporto ligneo. «Il restauro - ha detto Ciatti - sarà all'insegna del minimo intervento, più preciso emirato, predisponendo anche un piano di manutenzione programmata per assicurare miglior vita all'opera».