«Togliere a Pompei l'autonomia amministrativa è un errore gravissimo». Dopo la Uil-Beni Culturali che per bocca del suo segretario nazionale Gianfranco Cerasoli va da tempo esprimendo forti critiche sulla proposta di nuovo assetto del ministero di Rutelli, in generale, e sull'accorpamento della Soprintendenza autonoma di Pompei a quella di Napoli, nello specifico, adesso sulla questione «Pompei» scende in campo anche l'Associazione nazionale archeologi che con il suo Presidente, Tsao Cevoli, esprime tutta la sua disapprovazione per la decisione che il consiglio dei ministri andrà a prendere tra pochi giorni, probabilmente mercoledì. «Pompei è un sito del tutto particolare - continua Cevoli - che richiede continui interventi di restauro, che lo rendono estremamente costoso da mantenere: non dimentichiamoci che si tratta di un'intera città interamente preservata da quasi duemila anni. Togliere a Pompei l'autonomia amministrativa e dirottare i proventi al ministero, dove magari saranno utilizzati anche per finanziare spettacoli e fiction televisive, è un errore gravissimo. Si rischia di mettere in pericolo la conservazione di un patrimonio straordinario, che il mondo intero ci invidia». Insomma, un provvedimento, quello che il governo dovrebbe varare la prossima settimana, che se in generale pare scontentare un poco tutti: dai soprintendenti ai lavoratori, perché le direzioni generali passano da dieci a nove (sparisce quella su «ricerca e innovazione tecnologica») ed è prevista anche la fusione della direzione generale per il Patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico con quella per i Beni architettonici, nel caso di Pompei provoca veri e propri «maldipancia». La Soprintendenza archeologica di Pompei, con i suoi siti: Ercolano, Stabiae, Oplontis, Boscoreale, con i suoi quasi quattro milioni di turisti (considerando tutti le aree di competenza) all'anno rappresenta l'area archeologica più visitata d'Italia e con l'accorpamento rischia una drastica riduzione dei fondi destinati a restauri e manutenzione. «La Cisl è per una tutela puntuale sul territorio - sottolinea Claudio Calcara responsabile nazionale della Cisl - Beni culturali - Sono convinto che l'aver accorpato ad esempio Pompei con Ercolano significa fare danni a Ercolano. Credo che ogni struttura di quel calibro se stesse in un qualunque altro paese occidentale e civile sarebbe essa stessa oggetto di grandi investimenti e di grandi interventi. Pompei deve stare a Pompei. Noi siamo per funzionari che diventino soprintendenti delle unità territoriali delle quali sono alla guida e diano conto del loro operato». Il che, detto con parole semplici, significa una bocciatura completa delle grosse soprintendenze, difficilmente gestibili sia dal punto di vista progettuale sia dal lato della conservazione. Va messa poi in conto tutta una serie di problematiche che toccherebbero i lavoratori di Pompei e Napoli in seguito all'accorpamento di uffici doppioni. Così come certamente si accenderà la discussione su tutto quanto di buono s'era gridato a proposito di questi dieci anni di vita autonoma della Soprintendenza di Pompei (istituita con la legge 352 del 1997) e che adesso ci si avvia a rimangiare. «Per parte nostra - dice Cerasoli - abbiamo proclamato lo stato di agitazione nazionale di tutto il personale. Contestualmente stiamo facendo sottoscrivere una petizione da inviare con urgenza al ministro Rutelli. a Pompei hanno firmato in tantissimi. Da lunedì inizieremo a Napoli».