Ignorato finora dalle pagine ufficiali della storia dell'arte, trova finalmente il riconoscimento della critica alla sua maestria nel dipingere. Parliamo di Vincenzo De Pino, pittore scalese tardo manierista, cui il ben più celebre Belisario Corenzio, avrebbe scippato - e non sarebbe stato l'unico caso - l'onore di avere affrescato la cripta del Duomo di Amalfi. E non solo: De Pino è anche l'autore della splendida "Traslazione delle reliquie di Sant'Andrea", attribuita erroneamente ad Aniello Falcone, altro nome "in" del cenacolo di artisti che ruotava intorno al conte di Lemnos, vicerè di Napoli. A scoprire i "falsi" storici e a rendere tributo al bravissimo De Pino - basta guardare quel vero e proprio capolavoro che è la "Flagellazione di Cristo" - è Lina Sabino. Dal Duemila la funzionaria della soprintendenza di Salerno segue il cantiere di restauro del duomo di Amalfi, con uno sguardo particolare alla cripta che deve essere restituita all'originario splendore entro l'8 maggio del 2008. Già, è questo l'appuntamento da rispettare a tutti i costi, ovvero l'atteso evento della celebrazione degli ottocento anni del trasferimento dei resti del santo martire da Costantinopoli alla Costiera ad opera del cardinale Pietro Capuano, legato pontificio al seguito della quarta Crociata. Fu lui a rinvenire le preziose reliquie nella chiesa dei Santi Apostoli di Bisanzio e a trafugarle per il maggior vanto della sua terra natia, Amalfi appunto. Racconto appuntato con cura da De Pino nella "Traslazione" che tra l'altro mette in luce la bellezza della cripta medioevale completamente oscurata dalla struttura barocca. Ma veniamo alle cronache più recenti con un salto di secoli dal 1208 al Seicento. Ed ecco che, dopo un periodo di letargo, Sant'Andrea torna alla ribalta per dar lustro a sua maestà Filippo II di Spagna, leader indiscusso della Riforma cattolica, e successivamente al di lui figlio Filippo III. Per dimostrare pubblicamente di essere l'unico difensore della fede, il sovrano "scova" ben due apostoli, e neanche tanto di secondo piano. in Campania: oltre l'amalfitano Andrea, il salernitano Matteo. Non ci pensa su due volte, tanto mano alla tasca la metteranno le Province napoletane, e ordina il rifacimento delle due cripte affidando il tutto ai maestri di grido Domenico e Giulio Fontana, Michelangelo Naccherino, Pietro Bernini e Belisario Corenzio. Mentre gli altri eseguono a puntino la commessa - la Sabino ha trovato gli atti che attestano che i disegni di Fontana furono realizzati negli arsenali di Amalfi - Corenzio passa la tranche degli affreschi amalfitani a De Pino. A conforto della veridicità del subappalto ci sono le bolle di pagamento rinvenute al Banco di Napoli. Non finiscono qui le sorprese. Nel corso dei restauri - recuperato ben il 70 per cento degli affreschi - sono stati "rispolverati" i decori della cantoria e delle cappelle di San Pietro e San Giorgio, nonchè la serie dei «Miracoli» che ha rivelato un'altra chicca: il santo "eremita" che sconfigge Belzebù travestito da avvenente fanciulla, è Sant'Andrea e non San Giacomo come si è creduto finora. Per ora, purtroppo, stop ai lavori. È il gran rammarico del soprintendente Giuseppe Zampino, cui si deve l'ulteriore impulso ai cantieri. Resta da completare la parte della cripta limitrofa alla strada che porta al cimitero e che è la principale causa del degrado del monumento complici le infiltrazioni d'acqua. Inutile operare se non si risolve a monte il problema. Chiamato sul banco degli imputati è il Comune che, più volte sollecitato, non ha dato ancora il via alal bonifica..