«Amo la Bretagna: qui trovo il selvaggio, il primitivo. Quando i miei zoccoli risuonano su questo suolo di granito sento quella tonalità sorda, opaca e potente che cerco di ottenere nella pittura». E' lo stralcio di una lettera che nel 1888 Paul Gauguin invia ad un amico. Un atto d'amore per il paesino in riva al mare di Pont-Aven dove l'artista aveva a più riprese cominciato a cercare rifugio ed ispirazione. Ma anche una sorta di manifesto della svolta che segnerà il resto della sua carriera e anticiperà in varie direzioni, dal simbolismo all'espressionismo, le imminenti rivoluzioni delle avanguardie del primo Novecento. A quaranta anni compiuti, l'ex marinaio, viaggiatore inquieto, agente di cambio Paul Gauguin convertitosi da autodidatta alla pittura, volta per sempre le spalle all'impressionismo e al suo amico Pissarro, che lo avevano instradato ai segreti del colore en plein air, per distillare sulla tela verità ed emozioni profonde sempre più svincolate dalla realtà e dalle regole d'accademia. La scintilla del suo talento che poi esploderà al sole di Tahiti è già tutta lì, in quella scoperta delle scorciatoie espressive del primitivo, che lo folgora sulle sponde rocciose dell'Atlantico, tra quei pescatori, tra quei contadini burberi e spicci, sotto quella luce così netta che separa i colori, cancella ombre e prospettive. Su quei trentasei mesi di ricerche e di stenti, di maturazione e disperazione, che tra il 1886 e il 1892 Gauguin trascorse a Pont-Aven, torna a puntare i riflettori una mostra, che andrà in scena dal 18 ottobre all'11 gennaio nei fascinosi spazi appena restaurati delle carceri di Castel S. Elmo a Napoli. Gauguin e la Bretagna: organizzata dall'associazione Civita per il centenario della morte dell'artista introduce idealmente e completa l'itinerario di una seconda retrospettiva che Parigi dedicherà all'ultimo quindicennio della sua produzione, a Tahiti e nelle altre isole del Pacifico dove si conclude la sua tormentata parabola d'uomo e d'autore. Grande evento di cartello per l'Italia e per Napoli, proiettata nei grandi circuiti dell'arte da una mirata politica di promozione, restauri, acquisizioni di nuovi spazi: lo hanno sottolineato ieri alla conferenza di presentazione il ministro della cultura Giuliano Urbani, il presidente della Campania Antonio Bassolino e il soprintendente Antonio Spinosa. Ad André Cariou, il curatore francese, il compito, invece, di illustrare il ricco corredo di opere; oltre un centinaio tra oli, acquerelli, disegni, incisioni, sculture, persino un paio di mobili intarsiati e scolpiti da Paul Gauguin. E di spiegare il taglio scientifico di questa rivisitazione che attorno alla geniale figura del protagonista ricompone il quadro della comunità di artisti che per un decennio trasformò il circondario bretone di Pont-Aven nel più stimolante laboratorio europeo. Da Emile Bernard, pioniere del sintetismo simbolista a Paul Serusier, che poi avrebbe fondato il celebre gruppo dei Nabis.