Un' analisi dello stato di salute e un regolamento per l' uso A Prizzi lo spazio è ancora interrato, Eloro soffre, Taormina è il modello Il punto focale rimane l' amalgama tra la fruizione e la tutela che esclude la manifestazioni più invasive Qual è lo stato di salute dei teatri antichi siciliani? Quali sono i rischi e le potenzialità ancora da svelare? E ancora: come fare vivere nella maniera più idonea queste strutture ideate per essere luoghi d' incontro, d' importanza culturale e di rilievo sociale, sorta di preziosa carta da visita della città in cui sono stati edificati? Ecco allora realizzato un monitoraggio completo, con mappe e schede per conoscere nel dettaglio i teatri, tra punti di forza e altri di debolezza. Per scoprire, per esempio, che a Prizzi c' è ancora da scavare per fare emergere il teatro. Per i teatri antichi le esigenze corrono su un doppio binario: se da una parte sono legati alle conservazione e al rispetto della struttura, dall' altra la fruizione di questi siti diviene essenziale contro il degrado. Il punto d' incontro tra tutela e valorizzazione è il fulcro intorno al quale si è lavorato per giungere alla stesura dell' Atto di indirizzo per la gestione dei teatri antichi siciliani, presentato ieri a Siracusa dall' assessore regionale ai beni culturali, Lino Leanza, insieme a Guido Meli, direttore del Centro regionale per la progettazione e il restauro. Contestualmente è stato presentato il volume "Teatri antichi nell' area del Mediterraneo", in cui sono raccolti gli atti del secondo convegno internazionale di studi "La materia e i segni della storia", incentrato su conservazione programmata, sviluppo sostenibile e carta del rischio. La novità rispetto a questa sorta di riassetto è che per definire le linee guida di questo protocollo d' uso, si sono seduti insieme intorno ad un tavolo, per la prima volta, operatori culturali del settore e direttori artistici, insieme ai responsabili delle istituzioni, archeologi e specialisti scientifici. Progetto - pilota della ricerca è il teatro di Taormina che, essendo il più fruito di tutta la Sicilia, rappresenta un test importante per considerare una ampio ventaglio di fattori. Nero su bianco, dunque, ciò che è lecito e ciò che non lo è: limiti e possibilità, che scaturiscono dalla firma della Carta di Siracusa, prima ipotesi di protocollo di conservazione programmata realizzata tre anni fa. In Sicilia se ne contano diciannove, tra teatri e architetture teatrali, e per ciascuno di essi sono differenti le urgenze, le modalità di fruizione; insomma, si faccia finta di trovarsi di fronte a degli atleti, da allenare ma da non stancare troppo in vista di una gara importante. Ma vediamo in sintesi, per ciascuno dei teatri antichi, quali sono le urgenze rilevate e quali le potenzialità ancora inespresse. A Catania si trova il teatro di piazza Stesicoro, visibile per metà e fruito solo turisticamente, discretamente conservato, mentre l' Odeon, soffocato in mezzo a edifici moderni, aspetta la confisca degli edifici per essere liberato e al momento è fruibile solo come area archeologica. Sul pendio della città etnea, il teatro in pietra lavica attira visitatori e spettatori per una rassegna. Un caso a parte è il teatro di Eloro, in provincia di Siracusa: condizioni critiche al punto da paventarne la sopravvivenza. A Eraclea Minoa il problema da risolvere è invece relativo alla copertura: un erroneo intervento ha difatti accelerato il processo di disgregazione delle superfici, anche a causa di un massiccia presenza di macroflora, fanno sperare in un intervento immediato. Su Monte Jato si trova un teatro rivolto verso uno splendido paesaggio montuoso: qui si rilevano problemi di natura statica, ribaltamento dei sedili e sconnessioni. Buono, invece, lo stato di conservazione di Palazzolo Acreide, inserito in un' area archeologica dotata di vigilanza e recinzione. è ancora interrato il teatro di Prizzi, che però presenta problemi di conservazione e evidenti cedimenti, discreto l' uso e la conservazione per Segesta. A Siracusa si contano un teatro «lineare», cioè con cavea rettilinea, il teatro del ginnasio che è fruito solo turisticamente, l' anfiteatro che denuncia una superficie erosa e disgregata, e il teatro dove si svolgono le rappresentazioni classiche, per il quale sono stati appena stanziati tre milioni di euro. Solunto presenta lacune e dissesti, Taormina si evidenzia per la fruizione continuata, mentre l' Odeon è inserito in un' area archeologica. A Termini Imerese si trova un anfiteatro attrezzato e fruibile turisticamente, Tindari, infine, presenta disgregazioni e piante infestanti anche se rimane un luogo dal rilevante potenziale. «L' atto di indirizzo - dice Lino Leanza - contiene alcune regole ben precise da seguire per ottimizzare la fruizione. Escludiamo, a priori, l' utilizzo delle strutture antiche per usi che ne alterino l' identità archeologica, narrativa e paesaggistica, oppure risultino invasivi e incoerenti o pregiudizievoli. Mai più Festivalbar, per intenderci». Il teatro antico assume così la doppia veste di museo all' aperto ed edificio destinato all' uso per la rappresentazione. Un ruolo attivo, senza mai perdere di vista il rispetto per l' architettura. Per l' intervento di restauro, ad esempio, viene stabilito il riferimento assoluto e imprescindibile alla Carta del restauro, posto che sia da preferire una buona politica di prevenzione del degrado. «Minimo intervento, ed esclusione del restauro stilistico», spiega Guido Meli. Per la fruizione, invece, occorrerà attenersi al computo matematico per la capienza, e fissare i limiti per la propagazione dell' acustica, in modo tale da non danneggiare la struttura con le onde sonore al di sopra delle soglie consentite. La realizzazione dello spettacolo dovrà dunque essere preceduta da un attento monitoraggio del sito, dei rischi e dell' impatto ambientale. Le strutture dovranno essere rimovibili subito dopo lo spettacolo, realizzate in materiali compatibili e di facile manutenzione. Efficacia tecnologica, rigore formale, minima invasività sono i diktat da rispettare: gli organizzatori, inoltre, condivideranno la responsabilità dell' utilizzo dei teatri. La concessione del sito verrà approvata dal Consiglio regionale dei beni culturali, che vigileranno su organizzazione e gestione; e sarà fondamentale nella definizione dei cartelloni di rappresentazione, che oltre ad attenersi a queste indicazioni dovranno essere definiti tenendo conto di una generale politica di sviluppo del territorio. Privilegiati, tra gli spettacoli da portare in scena, i testi dell' antichità e il teatro in genere, al danza, la musica, il cinema. A tal scopo, una parte dei proventi sarà destinata a finanziare una dotazione di fondi che verrà impiegata per un piano di sviluppo a medio periodo, che consideri manutenzione, conservazione e monitoraggio delle condizioni.