L'antico maniero mostra cedimenti, crepe, muri "spanciati"; gli esperti temono per la sua staticità; occorrono urgenti restauri I tecnici del Comune: «L'ala sul lato di via Zago è fuori piombo di mezzo metro» Villafranca. Il castello, monumento-simbolo della città, è malato gravemente e ha bisogno di cure urgenti per sopravvivere e garantirgli ancora di esercitare il fascino e il ruolo tramandati dalla storia. L'antico maniero mostra segni visibili di cedimenti, di crepe, di muri "spanciati". Gli esperti non escludono addirittura nuovi crolli. E a breve scadenza se non si procede con urgenti restauri e interventi concreti. Se la staticità pare garantita per la torre principale e il mastio, compresa la chiesetta del Cristo - anche se rimane sempre inattuato il possibile recupero ai fini della valorizzazione degli spazi a scopo culturale delle antiche prigioni - non altrettanto lo è per le mura di cinta che mostrano un po' dappertutto i segni di cedimento e di sgretolamento dei materiali. Già una parte consistente (a sud) della cinta muraria era caduta alla fine degli anni Venti e rifatta - i segni sono tuttora visibili - grazie all'interessamento dell'allora ministro delle finanze, il veronese Alberto De Stefani. Un altro tratto sul lato nord ha subito la sessa fine ma è rimasto tale e quale. Il pericolo più serio di cedimento, da non sottovalutare, è bene evidenziato nell'altra parte, sempre a nord della cinta, quella sul lato del convento cappuccini, prospiciente via Zago, la cui estremità è fuori piombo, lo dicono gli esperti ma si vede anche a occhio nudo, di circa mezzo metro. L'area sottostante, da qualche anno, è stata per precauzione recintata. Ma tutte le mura sono fuori piombo. «Il peso agisce causando il distacco dei ciottoli nella parte centrale», ammette il dirigente dell'area tecnica del Comune Arnaldo Toffali. «Il guano dei colombi e le piante che crescono sulle sommità intaccano poi l'intonaco e il legame dei materiali - sassi e mattoni - creando le condizioni si sgretolamento». Un urgente intervento manutentivo ma di limitata consistenza è stato messo in atto recentemente - con il controllo della Soprintendenza - per salvare, dalla parte interna a est (nei pressi dell'ex osteria Schivi, un edificio costruito all'interno di una torretta e rovinato una cinquantina di anni fa), alcuni merli che stavano proprio cedendo. Una prima diagnosi circa la situazione in essere del monumento l'ha fatta, sia pur in modo informale, Stefano Modena studioso di materiali della facoltà di ingegneria all'Università di Trento che ha consigliato una analisi approfondita di tutto il perimetro di cinta. L'amministrazione comunale, consapevole della situazione, non ha ancora nesso in moto un preciso piano di interventi. «Effettivamente», ammette l'assessore ai lavori pubblici Graziano Cordioli, «occorre una indagine seria e a tal fine abbiamo interpellato per valutare un possibile accordo di collaborazione con la facoltà di architettura dell'Università di Milano nella sede distaccata di Mantova attraverso professionisti di rilievo. Lo scopo è di avviare il rilevamento e la verifica della staticità di tutte le mura perimetrali per avere un quadro preciso della situazione». Va poi affrontato il progetto di recupero e ricercato il finanziamento che si presenta assai arduo da poter disporre. «Essendo Villafranca inserita tra le città murate», ricorda l'assessore Cordioli, «dobbiamo predisporre il progetto esecutivo e richiedere i fondi che la Regione eroga appunto per questi interventi, primo fra tutti la messa in sicurezza sulla parte di coronamento che sta cadendo». L'amministrazione ha previsto 500 mila euro nel bilancio 2007 e un altro milione e mezzo nel biennio 20082009, cifre di gran lunga inferiori rispetto al presumibile costo dei lavori da eseguire per cui tutto è subordinato ai contributi regionali. «Lo scorso anno», ricorda Toffali, «abbiano eseguito il monitoraggio delle pietre sconnesse ed effettuato la pulizia dagli infesatanti. Nel contempo, con la spesa di 600 mila euro e il progetto dell'architetto Oscar Cofani, sono stati messi a norma gli impianti all'interno del castello per le varie manifestazioni e precisamente l'impianto elettrico, le uscite di sicurezza, gli spogliatoi, lavori attualmente in fase di collaudo». Il problema, a quanto pare, sta per essere affrontato dalla Giunta che dovrà deliberare l'affidamento dello studio preliminare ai consulenti e predisporre il progetto per chiedere i fondi alla Regione. Carlo Rigoni