«Gli affreschi del 1300, presenti all'interno del chiostro maggiore di San Francesco, sono misteriosamente e imperdonabilmente scomparsi durante i lavori di recupero e risanamento conservativo. Ancora un danno devastante per il patrimonio artistico e storico della città. La storia rubata di Ascoli si allunga. Eppoi vogliamo pretendere di essere inseriti tra i beni tutelati dall'Unesco?». Il consigliere comunale Mimmo Catalucci (Sinistra Unita) solleva un altro delicato caso. E presenta sull'argomento una interpellanza al presidente del Consiglio comunale. Chiede di sapere se il Comune intende disporre «una serie indagine per verificare le reali motivazioni della scomparsa degli affreschi ed appurare le eventualità responsabilità». E chiede se il Comune intenda «mettere in essere tutti gli impegni presi durante la seduta del Consiglio comunale del 18 dicembre 2006 quando fu approvata all'unanimità (delibera di Consiglio comunale n. 103) la mozione proposta dal sottoscritto per la costituzione di un centro di raccolta, di monitoraggio, di archiviazione e catalogazione di tutti i reperti e i beni culturali, storici, ambientali ed architettonici che rendono unica al mondo la città di Ascoli». Ma di quali affreschi si tratta? Catalucci fa riferimento, come fonte di documentazione storica, a "Iscrizioni medievali di Ascoli Piceno" di Antonio Salvi e all'opera della professoressa Giuditta Alleva "I chiostri di San Francesco". Il Salvi cita sia l'iscrizione, scomparsa, «all'inizio dell'arco che imposta sulla colonna di mezzo del lato del chiostro parallelo a via del Trivio» sia «...Una seconda iscrizione è dipinta nella nicchia situata accanto alla porta che consente il transito dal chiostro alla chiesa. L'iscrizione forse doveva indicare la sepoltura di qualche religioso francescano. La datazione veniva computata MCCCX come riferito dal Giorgi nella sua opera Le clarisse in Ascoli Piceno».