È un momento magico per Giuseppe Penone. Oggi presenta nel Parco basso della Reggia di Venaria un insieme di opere monumentali in cui elementi naturali, alberi, siepi, tronchi, si fondono con i materiali della creazione artistica, il bronzo e il marmo. Il progetto a cui lavora da tre anni, finanziato con un contributo di più di 2 milioni di euro dalla Compagnia di San Paolo, prevede alla fine (il tutto sarà inaugurato a settembre) più di dieci installazioni, in dialogo tra di loro e con un giardino antico che era da ricostruire e ripensare, sullo sfondo delle architetture di Amedeo di Castellamonte. Il 7 giugno la Biennale di Venezia sarà unaltra vetrina straordinaria per questo artista nato a Garessio nel 1947, già protagonista indiscusso dellArte Povera, che oggi si divide tra Parigi, dove insegna allEcole des Beaux Art, e Torino, dove ha studio. Penone è infatti uno dei due artisti scelti dalla curatrice Ida Gianelli a rappresentare nel Padiglione Italiano larte del nostro paese (laltro è Francesco Vezzoli). Ma, alla domanda su come viva questo momento di straordinario successo, risponde come solo un piemontese doc può fare, e capisci che lui è davvero così: «È un momento molto intenso, per un insieme di coincidenze. Io faccio quello che mi chiedono di fare, e cerco di farlo al meglio, sperando di non deludere chi mi ha accordato tanta fiducia». Giuseppe Penone, da dove è partito per il lavoro a Venaria? «Il problema era intervenire tenendo conto della storia del giardino barocco, poi smantellato. Non esisteva più il giardino, ma era necessario ricordare il passato. Dal mio punto di vista è stato un vantaggio, ho avuto a disposizione unarea di una cinquantina di metri per 450 al fianco della reggia, già suddivisa in tanti riquadri, in spazi precisi. Dovevo tenere conto di ciò che già cera, ma anche realizzare qualcosa che fosse conseguente rispetto alle mie opere precedenti. E allora ho realizzato, in una sorta di disegno, opere che si inseriscono nel luogo come in stanze di un museo. Ho utilizzato gli elementi del giardino, alberi, pietre, acqua, e tenuto conto della presenza umana. Il tutto allinsegna della fluidità». È la prima volta che lavora in un giardino storico? «No, sono intervenuto alle Thuileries, a Parigi: anche lì avevo a disposizione dei riquadri, dei bosquets». Il suo lavoro a Venaria non è ancora finito: ha già deciso come proseguire? «Per ora ci sono tre sculture installate, alberi con fusione in bronzo, e due ancora in fase di lavorazione. Cè inoltre un grande bacino che deve essere collegato con apparecchiature idrauliche, sulla cui superficie si forma un disegno. E ci sarà una spianata di marmo che darà luce alla facciata della Reggia e si collegherà in un certo modo con il bianco delle betulle hymalaiane a fianco e con la neve delle montagne sullo sfondo. Le altre opere arriveranno dopo, ho preferito mantenere margini di libertà, riservarmi di decidere che cosa fare. Non so ancora se le installazioni alla fine saranno 12 o 14, ci sono problemi legati a una centrale termica con prese daria ora circondate da siepi, su cui dovrei intervenire». Alberi e natura saranno protagonisti anche a Venezia? «Sì, presento un lavoro che si intitola "Sculture di linfa", non ununica installazione, ma opere singole. Due tronchi dalbero rivestiti di cuoio, in una sala con un pavimento in marmo bianco, e intorno 141 pezzi di cuoio con limpronta della scorza degli alberi. Sul marmo ho disegnato una sorta di cervello, un invito a usare lintelligenza nel rapporto con la terra». Lei ha realizzato un giardino anche a Torino, sul Passante. «Sì, un progetto basato sulla vegetazione su cui allinizio ero poco fiducioso, temevo tempi lunghissimi, ma poi si è fatto tutto con una certa rapidità. Ci sono stati problemi, perché larea di proprietà delle Ferrovie è stata venduta a privati, così si è dovuto costruire un muro vegetale». Anche a Venaria lei prosegue nel dialogo con gli elementi della natura. Un dialogo che non si è mai interrotto dagli anni dellArte Povera in poi? «Da sempre ho portato avanti una riflessione sullesterno, le mie radici sono queste. Sono stato influenzato fin da giovane dalla mia zona, a Garessio, sui monti tra Piemonte e Liguria. Lì ho maturato un rapporto forte con la natura, ho toccato con mano la fatica che si fa con la terra, più in montagna che in pianura. Una fatica che è presente anche nelle tradizioni popolari di quei posti. Tutto questo mi è entrato dentro. È una concezione propria della realtà che rimane è dà unità al lavoro. Io ho iniziato molto giovane con lavori che mi hanno definito in modo profondo. Mi diventa difficile sfuggire a me stesso». Sarà presente alla festa dinaugurazione dei Giardini di Venaria, il 9 giugno? «Fino all8 sarò alla Biennale, ma tornerò in tempo per la festa di Venaria. Avrò una buona scusa per scappare da Venezia».
Venaria. Così ho ricreato il giardino del re
Giuseppe Penone presenta un progetto di installazioni monumentali nel Parco basso della Reggia di Venaria, finanziato con 2 milioni di euro dalla Compagnia di San Paolo. Il progetto prevede più di dieci installazioni, in dialogo con il giardino antico e le architetture di Amedeo di Castellamonte. Penone è uno dei due artisti italiani scelti dalla curatrice Ida Gianelli a rappresentare l'arte italiana alla Biennale di Venezia. Il progetto a Venaria prevede l'utilizzo di elementi naturali, come alberi, siepi e tronchi, e materiali artistici, come il bronzo e il marmo. Penone ha già deciso di proseguire il progetto, ma non ha ancora deciso se le installazioni saranno 12 o 14.
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