Milano, dal punto di vista urbanistico, è piena di problemi a cui si sono offerte risposte non sempre adeguate. Osserviamone alcune. Per piazza del Duomo, l'assessore all'Arredo urbano Maurizio Cadeo ha riesumato un vecchio progetto di Ignazio Gardella, che delimita il grande e maestoso spazio con una muraglia all'altezza del monumento a Vittorio Emanuele II. Il monumento dovrebbe essere spostato per andare chissà dove, dimenticando che la Galleria è intitolata proprio al re e che quel monumento sembra definire in modo simbolico la convivenza di Stato e Chiesa. La piazza è dei fedeli e dei cittadini. Occorre rispettarla, evitandone l'abuso (tra commercio e beneficenza), e migliorare, fino al compimento della pulitura della facciata del Duomo, le immagini applicate alle impalcature. Ma il problema vero di piazza del Duomo è la pessima illuminazione. L'allucinazione di palle bianche infesta tutti i luoghi più insigni della città, da piazza della Scala a corso Sempione e all'Arco della pace, dove il delirio di palle circonda l'arco togliendogli la sua funzione, come in un planetario impazzito. Ho cercato di indicare ai miei colleghi competenti la necessità di restituire decoro luminoso a quei luoghi, come all'area delle Colonne di San Lorenzo, deturpata, oltre che dal bivacco di una popolazione senza regole, dall'illuminazione più sciatta e volgare che si possa concepire. Chi muova da lì vedrà l'assoluta anarchia, di via in via, di piazza in piazza, dei corpi illuminanti, ora abbaglianti, ora soffusi, ora bianchi, ora gialli, ora alti, ora bassi, senza logica o criterio, senza alcun tentativo di coordinare la luminosità delle diverse aree. Nel corso degli anni si sono avvicendate amministrazioni che non hanno coltivato una continuità amministrativa che consentisse una pur remota coerenza nella scelta di lampioni e tipi di illuminazione. Nessuna città italiana è illuminata peggio di Milano, con assoluta incoerenza. Si confrontino la bellissima piazza Sant'Alessandro, sfregiata da un insensato arredo urbano, tra panettoni, cestini e déhors, e l'ordinata (sotto una luce soffusa) piazzetta Belgioioso, da cui si sfocia nell'abbagliante e stonata piazza della Scala. Oltrepassando piazza Duomo si incrocia, da una parte, il caos di piazza Missori, tenuta in una inspiegabile penombra, dall'altra piazza Fontana, miracolosamente sottratta, con un semplice intervento di manutenzione ordinaria, al progetto di trasformazione concepito dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini e alla minaccia di un garage sotterraneo. In quell'area sta per arrivare a compimento il nuovo progetto per l'hotel Star Rosa disegnato, con rigido linearismo, revival dello stile fascista, dallo studio Brandolisio. Alcune correzioni di policromia dovute allo scultore Giuseppe Ducrot potranno probabilmente temperare il rigido linearismo della facciata. Un'altra area critica è corso Garibaldi, con l'insensato intervento di pedonalizzazione, consumato attraverso un arredo urbano distribuito tra sedili di pietra e lampioni sui marciapiedi allargati, trasformando una strada in un'area semipedonale. Difficile riparare al danno. Vi sono poi i grandi progetti di cui si conoscono le suggestive linee generali. L'unico in visibile stato di avanzamento è quello Garibaldi-Repubblica voluto dal gruppo Hines. Un intervento educato, con il convinto coinvolgimento dell'architetto Stefano Boeri per conciliare nuova edilizia residenziale, aree verdi e spazi di pubblico interesse. L'intervento ha previsto il sacrificio della cosiddetta Stecca degli artigiani: una lunga architettura modulare, di circa 1.500 metri quadrati, occupata anche abusivamente, ma animata, nel corso degli anni, da imprese culturali, studi dì artisti e gallerie d'arte in un progetto creativo che, nonostante l'insignificanza formale del manufatto, ne ha definito però una identità antropologica, ricca di interessi e di stimoli. Ciò che avrebbe dovuto suggerirne forse la conservazione come esempio di habitat postmoderno. Non meno critica è la vasta area della vecchia Fiera. Il gruppo vincitore ha agito quasi prescindendo dalla situazione reale, introducendo gli effetti speciali di tre grattacieli, piuttosto pittoreschi, di firme dell'architettura, come Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind. Questa scelta spettacolare ha mortificato il più rispettoso ed educato progetto di Renzo Piano, cui Milano non ha affidato commissioni di pubblico interesse se si eccettua la nuova sede, discreta ed elegante, del Sole 24 ore. Importa dire che il progetto di Piano è stato pubblicamente riconosciuto dal sindaco come più conveniente alla città, anche se gli impegni della precedente amministrazione hanno impedito di realizzarlo per la più doviziosa offerta dell'altro gruppo. Il più importante studioso di estetica della città, Marco Romano, ascoltato consigliere del sindaco, e con lui Giulia Maria Crespi, Paolo Portoghesi, Pier Luigi Cervellati, Mario Botta continuano a denunciare la minaccia del progetto vincitore, rilevandone l'invasività e la totale assenza di coerenza urbanistica. Più semplice, sulla carta, appare la soluzione per la notevole area del Mercato ortofrutticolo, dove potrebbe svilupparsi, in funzione dell'Expo del 2015, l'Agenzia del cibo e del gusto. La zona, di grande interesse, fronteggia quella destinata alla sempre incerta Biblioteca europea e prevede, oltre a uno sviluppo edilizio certamente utile, fra il centro e Linate, il recupero di sei palazzine del primo Novecento, a rischio di abbandono, su viale Molise. Lo sviluppo di questa parte di città renderebbe ancor più motivata l'impresa concepita da Norman Foster per il gruppo Zunino in Santa Giulia, poco distante da Linate. Una vera città nuova, articolata in assi viari commerciali e residenziali, in piazze, parchi, e spazi pubblici, come teatri, biblioteche e musei che definiscono una identità urbana autonoma: Milano Santa Giulia. Così come lo stesso gruppo, animando la lunga strada voluta da Giorgio Enrico Falck nel 1906, ha affidato a Piano il progetto di congiunzione urbanistica, con un percorso di torri fra Milano e Sesto San Giovanni, estendendo i confini della città metropolitana: da Milano Santa Giulia a Milano San Giovanni. Un ambizioso futuro, per Milano, tra minacce e speranze. MILANO SANTA GIULIA Una superficie di 1,2 milioni di mq a sud-est. Promosso dal Gruppo Risanamento, il progetto (affidato allo studio Foster Partners e interpretato dall'architetto Norman Foster) è fra i sette in via di realizzazione. Una «città nella città» che prevede un viale pedonale con negozi e un centro congressi da 8 mila posti. Ospiterà la nuova sede della Sky Tv. Stando alle stime, nel quartiere abiteranno 70-80 mila persone. Fine dei lavori: 2011. GARIBALDI I progetti riuniti Garibaldi Repubblica Varesine Isola Lunetta prevedono l'edificazione di circa 350 mila mq nel centro città sotto la regia unitaria della Hines Italia. Vi lavorano 20 architetti di 8 nazionalità: Cesar Pelli ha firmato il piano per Garibaldi Repubblica. Lee Polisano (studio Kohn Peaersen Fox Associates) quello per Varesine, lo studio Boeri ha arato l'area Isola Lunetta. Mix di uso residenziale, ricettivo, commerciale culturale e verde CITYLIFE Nel quartiere storico della Fiera di Milano, superficie totale di intervento 365 mila mq, la Citylife (società partecipata da Generali properties, Ras, Immobiliare lombarda e Lamaro appalti) si è aggiudicata l'area con un progetto firmato Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Pier Paolo Maggiora. Residenze, uffici, servizi, un parco urbano di 131 mila mq e, sulle ceneri della vecchia Fiera, tre grattacieli (Tre torri). Fine chi lavori: 2014. RIVOLUZIONE URBANA Sono numerosi i progetti di sviluppo per dare un volto nuovo alla città: imiti hanno già aperto i cantieri, altri sono ancora in programma. Le riqualificazioni urbanistiche interessano il centro e quelle aree un tempo considerate periferia. Al rilancio delle varie aree concorrono alcune delle firme più prestigiose dell'architettura italiana e internazionale. L'obiettivo e rifare il look alla città in tempo per l'Expo: Milano è candidata a ospitarne l'edizione 2015.
Panorama
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Vittorio Sgarbi
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