Da oggi Roma può aggiungere ai suoi tanti primati quello della balconata più bella del mondo. E' il commento dell'ospite doc che ieri, sigillando con la sua presenza l'evento, l'ha inaugurata: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Da quale altro posto ci si può affacciare su un panorama mozzafiato come quello che si gode dalla terrazza incorniciata dalle due enormi quadrighe di bronzo che coronano la cima del Vittoriano. Un luogo al quale romani e turisti non hanno praticamente avuto mai accesso. Il tabù e finalmente caduto. E ora questa stupenda passerella sospesa a più di 70 metri di altezza, a destra la spianata dei Fori a sinistra i tetti e le cupole del centro, può essere raggiunta comodamente da tutti. In ascensore. Basterà arrampicarsi fino alla terrazza mediana, percorrendo gli scaloni interni del monumento e il museo del Risorgimento, o attraverso il convento che da su piazza del Campidoglio. Pagare il biglietto: 7 euro. E poi mettersi in coda. Con molta pazienza, almeno i primi giorni: perché la relativa capienza delle cabine dei due nuovi ascensori ad ampie vetrate non consente di accogliere più di 2500 persone al giorno, nonostante gli orari molto ampi e senza soste(9.30-19.30dal lunedì al giovedì, fino alle 23,30 il venerdì e il sabato, fino alle 20.30 la domenica). La realizzazione degli ascensori, un gioiellino tecnologico ingabbiato in un binario di acciaio che supera il dislivello senza addossarsi ai marmi della facciata, è il regalo chela soprintendenza ha consegnato alla città per le celebrazioni del 2 giugno, chiudendo con un milione di euro di spesa e un anno di lavoro, un percorso iniziato 4 anni fa su incalzante richiesta dell'allora capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, promotore del rilancio del Vittoriano, dopo una visita privata alla terrazza delle Quadrighe, durante la quale rimase intrappolato in un vecchio montacarichi vecchio di oltre cent'anni, che serve l'istituto italiano del Risorgimento. A battezzarne il varo una cerimonia di presentazione animata dal vicepremier Francesco Rutelli, fan entusiasta sin da quando era sindaco di questa smagliante collina di marmo, cui lavorò anche suo nonno, lo scultore Mario Rutelli, autore di una delle Vittorie alate giù in basso. «Una statua involontariamente quasi profetica del mio percorso politico perché regge in una mano un ramoscello d'ulivo e nell'altra una corona di quercia», scherza il ministro, ammaliato dallo spettacolo. Una vista che spazia fino al mare, alle Creste dei castelli e alle chiome dei pini di Villa Ada e ingloba come una mappa a tre dimensioni tutti i monumenti, le chiese e i palazzi di Roma. Per il 2 giugno il Vittoriano ha allestito nelle sale del pianoterra anche un secondo omaggio, una mostra di documenti, foto, quadri, cimeli d'epoca che racconta le trasformazioni del mondo del lavoro in Italia, curata da Franco Ferrarotti e Giuseppe Talamo.