È un inedito matrimonio tra cultura e grande distribuzione, arte e megastore. «È l'operazione di conoscenza più ampia che il Fai abbia mai organizzato, impensabile ancora solo pochi anni fa», spiega Marco Magnifico, direttore del Fondo per l'ambiente italiano. Da domani fino al 27 settembre, in concomitanza con le Giornate europee del patrimonio, più di tremila punti vendita di tutta Italia sosterranno l'attività di sensibilizzazione del Fai per il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico e naturalistico italiano. Nei supermercati, ipermercati, centri commerciali e grandi magazzini che aderiscono all'iniziativa «Fai la spesa per l'arte», i clienti potranno trovare, insieme a dépliant e materiale informativo, un bollettino di conto corrente postale per aiutare il Fai o per iscriversi. Con una donazione anche solo di cinque euro, si riceverà un biglietto d'ingresso, valido un anno, per uno dei Beni curati dal Fondo per l'ambiente italiano. In più, grazie al contributo diretto di Faid (Federazione associazioni imprese distribuzione), nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 settembre, i beni del Fai (antiche dimore, castelli, monasteri, ville, giardini storici e aree di natura incontaminata) saranno aperti al pubblico gratuitamente. Una collaborazione tra due realtà che sembrano lontanissime eppure si scoprono vicine. Mentre la grande distribuzione tende ad offrire, accanto alla vendita di prodotti, sempre più servizi al cliente (concerti, mostre d'arte, intrattenimento per bambini, sale ristorante) e a trasformare ipermercati e grandi magazzini in luoghi di aggregazione sociale, il grande numero di consumatori raggiunti (venti milioni alla settimana per i punti vendita che aderiscono all'iniziativa) rappresenta un'opportunità unica per un 'associazione come il Fai, finanziata esclusivamente attraverso le donazioni di soci e sostenitori. Un'iniziativa, «Fai la spesa per l'arte», che ribadisce la vocazione sociale con cui nasceva, nel 1975, il Fondo per l'ambiente italiano. «Il Fai - dice il presidente Giulia Mozzoni Crespi - vuole farsi conoscere dalla gente. È considerata un'associazione élitaria, ma noi non vogliamo affatto esserlo. Il Fai è nato per la gente, per custodire un patrimonio che è di tutti». «La gente ha voglia di cultura - ha concluso Giulia Crespi -. Pensiamo alle lunghe code qui a Milano per la Dama con l'ermellino di Leonardo o, in questi giorni, perla lettura di Dante alla basilica di Santa Maria delle Grazie. È un segnale importante. In un momento storico di incertezza, il bisogno di conoscenza diventa più forte. Bisogna arrivare alla gente, per far capire che la cultura e l'arte non sono soltanto un piacere ma una cura per lo spirito e quindi anche per il corpo».