Il direttore generale cinema dei beni culturali risponde all'accusa di sprechi sul Fus fatta da Brunetta. Blandini: sbagliato azzerarlo. Crea valore per produrre altri film Il Fus (Fondo unico spettacolo) non è uno spreco di soldi, e anzi costituisce un investimento che genera benefici effetti per tutto il cinema italiano. La cui salute non va misurata solo con gli incassi al botteghino, ma tenendo presente anche e soprattutto i proventi che derivano dai diritti d'antenna, dall'home video e dai nuovi media. Questo il punto di vista di Gaetano Blandini, direttore generale cinema presso il ministero per i beni e le attività culturali, che in un'intervista a ItaliaOggi risponde alle accuse mossegli nel libro Profondo Rosso, curato da Luisa Arezzo e Gabriella Mecucci (in appendice si riporta una tabella con finanziamenti e incassi dei film finanziati dal 1994 al 2005), in cui l'economista Renato Brunetta, europarlamentare di Forza Italia, mette in luce anni e anni di sprechi nel cinema tricolore, proponendo come possibile soluzione l'azzeramento del Fus. Il manuale è stato presentato a Montecitorio e distribuito in edicola con il quotidiano Libero. Domanda. Brunetta accusa di opacità la direzione generale cinema. Cosa risponde? Risposta. Mi sento cristallino. Come ho già detto, al ministero si lavora secondo un principio di doverosa trasparenza. Ogni delibera viene pubblicata entro tre giorni sul sito della direzione generale (Cinema.beniculturali.it). Nel 2005 abbiamo pubblicato la relazione annuale sui finanziamenti che, quest'anno, è stata ampliata con 33 pagine pubblicate a marzo 2006. D. Allora non ci sono sprechi, errori o imbrogli? R. Dal 1965 ad oggi ci sono state luci e ombre. L'articolo 28 ha consentito l'esordio di opere di autori come i fratelli Taviani, Francesca Archibugi, Marco Tullio Giordana. Allo stesso tempo, c'è chi, come il produttore Vincenzo Gallo è stato condannato in prima istanza, lo scorso 17 maggio, per aver distratto 2,7 milioni di euro, ottenuti per il film Cefalonia, su propri conti in Svizzera. Comunque, io rispondo dei film realizzati dal 2005 che, rispetto a quelli prodotti dal 1994 al 2004, hanno aumentato mediamente il rientro dei finanziamenti dal 20 al 60. Nel nostro sito sono anche citati festival, premi e candidature dei film. D. Perché allora a Cannes non c'era nessun nostro film in concorso? R. Il regolamento del Festival di Cannes prevede che possano andare in concorso solo film usciti nel proprio territorio. Quest'anno le nostre pellicole sono andate talmente bene da trovare uscite straniere, prima delle date di Cannes. Adesso che le luci si sono spente sulla Croisette posso riferire che il maestro Olmi ha chiesto che il suo film non andasse in gara. D. Quale danno arrecano certe accuse al nostro cinema? R. Sono un tecnico e non un politico e risponderò da tecnico, seguendo l'art. 97 della Costituzione che prevede l'imparzialità della pubblica amministrazione. Certamente certe accuse non fanno bene al cinema tricolore, soprattutto in questo momento in cui gli incassi in Italia sono arrivati al 42 percento del box office, nel primo quadrimestre del 2007. D. Secondo lei quali altre imprecisioni ci sono nella ricerca Profondo Rosso? R. Ad esempio, vi si sostiene che Nanni Moretti non abbia mai preso un soldo pubblico. Non è esatto. Ecce Bombo è stato finanziato dall'art. 28. Un'altra imprecisione, rilevata anche dal regista Marco Bellocchio e dall'Anac (Associazione autori cinematografici), è che si siano sprecati 3,2 milioni di euro concessi a Mario Monicelli per il film L'uomo nero. Ma questo film non è stato girato e quei soldi non sono mai stati spesi. D. Cosa pensa della proposta dell'economista Brunetta di azzerare il Fus? R. Ricordo solo che anche i film di grande incasso, come quelli di Natale prodotti da De Laurentiis, ricevono una percentuale sugli incassi, così come quelli di Moretti e Benigni. Quei fondi creano volano' e sono reinvestiti per produrre altri film. D. Cosa rimprovera ancora alle autrici di Profondo Rosso? R. Mancanza di informazione per quanto riguarda la catena del rientro dei proventi di un film. La quota del botteghino per un film rappresenta dal 30 al 35 dei proventi, gli altri provengono dai diritti d'antenna, libera e a pagamento, dall'home video, dai nuovi media, dai diritti all'estero. Non si possono giudicare i proventi solo dall'incasso al botteghino.