Un complesso monumentale che contiene la Piccola Cuba -------------------------------------------------------------------------------- La cupoletta rossa della Piccola Cuba stenta a emergere tra le erbacce di Villa Napoli, nello sfacelo di piante trascurate e assetate che hanno disseminato i pochi spazi praticabili di quintali darance e limoni ammuffiti, di datteri e nespole marce. Tutto ben diverso da ciò che si legge dal 2004 sul sito web della Soprintendenza per i beni culturali. Che indica come un complesso monumentale con il quale Palermo Città Giardino concretamente offre «un qualificatissimo spazio di verde storico ai suoi abitanti e ai tanti turisti che avrebbero così potuto rituffarsi nellatmosfera magica di sollazzi regi e di magnifici aurei agrumeti». Parole che fanno male al cuore ma che fanno altresì indignare ove si tenga presente che tutto quello che in via di Villa Napoli va in sfacelo fu acquistato con il denaro dei contribuenti nel 1991. Soldi che servirono pure per il recupero delle coperture della villa e dei corpi annessi. Ma anche fondi pubblici impiegati per il recupero del giardino e dellagrumeto storico e per il riattamento del sistema originario dirrigazione. Tutto vero e sacrosanto. E perfettamente rilevabile finché vi si svolse, poco più di un anno fa, una mostra offerta alla città quando linterno della villa e alcuni spazi esterni vennero utilizzati per far conoscere a più ampio livello un altro acquisto regionale, prezioso, ma non degnamente utilizzato. Ci riferiamo, per inciso, alla nota e assolutamente unica collezione di carrozze depoca messa insieme con passione da un illuminato colonnello Martorana. Mentre adesso possiamo solo chiederci, senza riuscire a trovare una risposta plausibile, per quale motivo la Regione si sia infine disfatta - per assegnarla in lunghissimo comodato duso allOrchestra Sinfonica - di quella «testimonianza residuale del grande Paradiso della terra», insomma di questultima grande «aiola» che - quale parte dellantico parco reale normanno del Genoardo - davvero ci avrebbe dovuto fare tutti orgogliosi e non dantescamente feroci. Ovviamente, se ben tenuta come la trovammo al tempo della suddetta mostra. Adesso sappiamo solo che quel lembo verde strappato ala cementificazione circostante in atto non è che sia proprio fruibile alla grande. Tra laltro ce lo ha confermato lincontro, dentro la prossima savana, con unanziana signora mancata visitatrice che vidi fare rapidamente marcia indietro dal quel resto di paradiso dove lei si disse certa che le zecche avrebbero potuto fare straminiu del suo cagnolino. I ragazzini de "La scuola adotta un monumento" nel guidarci lungo le trascurate passatoie in legno ci spiegarono perché dovevamo girare alla larga da un certo muro. Quello che separa il giardino assegnato alla Foss da quello cosiddetto storico che a forza di regionali parcelle legali venne strappato a un vivaio privato. Un muraglione delimitato dalla fettuccia bianca e rossa che quanto non segnala un crollo ne anticipa uno imminente. Ora non sappiamo quanto la Sinfonica possa trarre beneficio dal guscio quasi vuoto della villa come edificio nel quale a quanto pare i restauri non possono più proseguire, e per il resto a praticabilità assai limitata. Per Villa Napoli pare si aspetti un tavolo di concertazione per stabilire le competenze dei due enti coinvolti. La Sinfonica e la Sovrintendenza, cioè lassessorato ai Beni Culturali. Così che non ci resta altro che sperare in un provvedimento che faccia davvero piazza pulita del vergognoso degrado di un paradiso terragno più che terrestre, e che la città, per parzialmente irredimibile che possa essere, potrebbe in fondo meritarsi. Sempre che il solito provvisorio non debba restare definitivo anche a Villa Napoli. Mentre, a proposito di scadenze da rispettare, ci pare daver appreso da un apposito cartello che il 9 dello scorso marzo dovevano sparire i ponteggi e le lamiere, ora portamanifesti abusivi, dalla facciata della metà regionale dellAlbergo delle Povere di corso Calatafimi. Ma in merito, e appunto provvisoriamente, ci vogliamo illudere daver letto male.