Oggi a palazzo Valentini il premio Cederna. La mappa delle emergenze e un progetto per mettere al sicuro i capolavori dimenticati Appelli e esempi per salvare il paesaggio e le sue testimonianze architettoniche: una giornata di studio, di denunce e di proposte "Di fronte alla polverizzazione sistematica dei suoli agricoli serve la legge ponte del '67" dice larcheologo La Regina Due torri, una a un passo dallaltra: quella di vetro, adibita a silos pubblicitario, sta benissimo; laltra antica, è a rischio -------------------------------------------------------------------------------- Due torri, a un passo luna dallaltra. Ma con due destini opposti. Una, lultima, costruita col vetro e riempita di city car, sta bene e fa pubblicità alle Smart. Laltra, fatta di pietre, marmi e storia, è minata da una fenditura che la sta spaccando in due. Siamo tra Gra e A24, nel pieno dellAgro romano. È "Lultima campagna intorno a noi", come recita lappello che sarà lanciato oggi a Roma in occasione del Premio Antonio Cederna, giunto al quinto anno, per salvare il paesaggio e le testimonianze architettoniche di questarea lontana dal centro storico e da un progetto che metta al sicuro dalloblio le 15 torri medievali di avvistamento, gli altrettanti ponti e - solo per citare i casi più drammatici - gli almeno 30 casali che, dai monti Tiburtini al Soratte, dai Colli a Fregene, sono testimonianza del tempo in cui la campagna romana era spazio agricolo, prima di divenire preda della malaria e, quindi, nellOttocento, terra di bonifiche. «Nessuna immagine è più eloquente del Torraccio di SantEusebio che sta crollando e della torre con le Smart dentro che gli è stata costruita accanto», spiega Oreste Rutigliano, vicepresidente di Italia Nostra che, in collaborazione con la presidenza del Consiglio provinciale e le altre associazioni ambientaliste, ha organizzato la giornata di oggi a palazzo Valentini (ore 17.30). «E lesemplarità del monumento che si vede dal Raccordo anulare è dovuta al fatto che, appartenente allo stesso complesso, cè un casale che privati hanno invece restaurato nel migliore dei modi». Nel corso dellincontro verrà riproposta la mappatura, realizzata da Luigi Cherubini, dei monumenti più a rischio. Ci sono la torre di Procoio, semidiruta, vicino a Riano, quella del Bosco sulla Cassia, dellAcquaraminga a San Vittorino o la torretta della Marcigliana. Alcune di queste turrite architetture medievali furono inglobate in masserie. «Come casale Castruccio, nel Comune di Poli, che davvero minaccia di venire giù» ricorda Rutigliano «o il casale "Vecchio" al 16 chilometro della Palombarese, fino al casale del Barco, in degrado anche perché circondato dalle cave di Tivoli». E poi ci sono il castello di Passerano, il casale Bulgarini, le cascate di San Giovanni in Camporazio. E i ponti degli acquedotti romani, meraviglie raggiungibili a volte solo a piedi: lontano dagli occhi. lontano dal cuore della tutela... «I maggiori sono ponte san Pietro, ponte Lupo e ponte santAntonio, lungo 120 metri e alto una trentina, liberato dalla vegetazione che lo stava distruggendo ma ora in attesa di restauri per i quali mancano finanziamenti» lamenta Rutigliano. Per queste semplici, importanti opere di architettura e dingegneria, strettamente connesse al paesaggio che le circonda (quel tutto unico di storia e natura che, scrive Salvatore Settis, costituisce la peculiarità e la ricchezza del «patrimonio culturale italiano»), Italia Nostra ha chiesto un fondo nazionale che, utilizzando soldi della legge per Roma Capitale, finanziamenti della Regione ma anche dellUnione europea, fino alle sponsorizzazioni di privati, permetta di salvare il patrimonio dellAgro romano; ad esempio, assicurando alla collettività, attraverso gli acquisti, quei beni che i privati abbandonano. Lincontro di oggi in Provincia servirà agli ambientalisti anche per denunciare il milione e mezzo di metri cubi di cemento che minaccia, in particolare, larea di Marino, Casale Megroni, Mugilla. Al dibattito prenderanno la parola Adriano Labbucci (presidente del Consiglio provinciale), il professor Carlo Blasi (La Sapienza), Francesco Erbani (giornalista di Repubblica) e il professor Adriano La Regina, presidente del parco Appia Antica. Che ha unidea precisa su come intervenire. «Di fronte alla sistematica polverizzazione dei suoli agricoli - spiega - dobbiamo solo usare uno strumento, molto semplice e già esistente: il principio della "legge ponte" che ha salvato i centri storici italiani dalla distruzione». La norma del 1967 impose agli enti locali di disegnare il perimetro dei borghi antichi. Buona anche per la campagna romana? «Sì - insiste larcheologo - la proposi 15 anni. Fatte le necessarie modifiche, quella legge è perfetta anche per Roma e dintorni. Innanzitutto crea uno scudo di tutela per quei territori agricoli che rientrano nelle aree metropolitane e che sono i più esposti allattacco delle lottizzazioni, regolari o abusive. Ma la "Ponte" rivisitata è ottima poiché non costa nulla e, come è avvenuto per i centri storici, arricchirà in futuro anche i proprietari che avranno restaurato e riqualificato invece di demolire e costruire». Per quel che resta dellAgro romano, "Lultima campagna intorno a noi", «la legge di tutela - conclude La Regina - è lultima possibilità di sopravvivenza».