-------------------------------------------------------------------------------- Finanziato dalla Ue, "Noahs Ark" «è il primo progetto che incrocia i dati sulla conservazione dei monumenti e quelli dei cambiamenti climatici», racconta la Sabbioni, studiosa dellIstituto di scienze dellatmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, responsabile dello studio che ha portato alla realizzazione, in corso dopera , di un Atlante di vulnerabilità, che attende un editore. Lo scenario è preoccupante, soprattutto per il Nord europeo e per le Alpi: nel "lontano futuro" (2070-99), lincremento delle piogge aumenterà la corrosione dei marmi, fino a 35 micron allanno, ma anche di ferro e bronzo. «Nel sud e nel centro la desertificazione inciderà invece sia sul patrimonio archeologico ancora da scavare, a causa della riduzione dellumidità del terreno, sia sui monumenti che, ridotte le precipitazioni atmosferiche, non saranno più "puliti", dilavati dalla pioggia», insiste la Sabbioni. Diversamente dalle particelle di una volta, prodotte da industria e riscaldamento, le "nere figlie del traffico" rimangono più tempo in aria e, essendo oleose, hanno un maggiore coefficiente di adesione. Ne sa qualcosa il Vittoriano, avvolto dai ponteggi di restauro. Il progetto Caramel, cui ha lavorato anche la geologa Alessandra Bonazza, ha preso lAltare della Patria come esempio emblematico per tutta Roma, dove sè registrato un calo della solfatazione: la trasformazione del marmo in gesso farinoso. «Ora il nemico da battere sono le particelle carboniose» incalza la Sabbioni. «Il fenomeno è in aumento e riduce drasticamente i tempi di manutenzione dei monumenti». Restauratori e scienziati, storici dellarte e fisici, poco possono fare se non sabbatte lemissione di polveri nere dai tubi di scappamento di quelle auto che continuano a passare davanti al Vittoriano e intorno al Colosseo. «Sì, ha ragione chi sostiene che il traffico veicolare deve essere allontanato dai Fori».