TRENTO. Italia Nostra dice "no" alla demolizione del complesso carcerario di via Pilati a Trento e promette battaglia, anche se il progetto di abbattimento della struttura - al posto della quale si vuole costruire il nuovo polo giudiziario - e già stato approvato e finanziato. Per Italia Nostra, le carceri rappresentano un gioiello storico architettonico da salvaguardare; per impedire che il complesso venga distrutto, l'associazione presieduta da Paolo Mayr ha intenzione di rivolgersi addirittura al Ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli. A Rutelli verrà chiesto d'istituire una Commissione Tecnica, formata anche da professionisti austriaci (il carcere fu costruito tra il 1876 e 1881 su iniziativa del governo austriaco), per verificare e certificare l'esistenza di un interesse storico, artistico e architettonico dell'intero complesso, e successivamente apporre il vincolo di tutela. Al momento, infatti l'edificio è completamente "svincolato": nel 1993, infatti, la Commissione Beni Culturali non aveva riconosciuto alcun interesse storico-artistico e quindi aveva ritenuto di non dover entrare nel merito rispetto al progetto di demolizione. "Lo studio sulle carceri - secondo Italia Nostra - è stato fatto con superficialità e in maniera frettolosa e, aspetto scandaloso della vicenda, senza alcuna visita diretta al complesso. Chiunque entri nelle carceri non può non accorgersi delle caratteristiche storico artistiche della struttura che, dopo 130 anni, è ancora perfettamente integro nonostante non sia stato svolto alcun intervento di ristrutturazione". Italia Nostra chiede di salvare le carceri ed, eventualmente, svolgere opera di ristrutturazione per destinarle ad altro uso, come ad esempio come polo universitario. La proposta è di sfruttare lo spazio interno del complesso, tuttora inutilizzato, per costruirvi proprio il nuovo polo giudiziario. Tale progetto prevederebbe l'abbattimento della parte adibita a carcere, mentre quello che oggi è il Tribunale non subirebbe alcun intervento. "Il problema è proprio questo - spiegano il presidente d'Italia Nostra, Paolo Mayr, e l'architetto Luca Beltrami, che nel 2003 ha ricostruito la storia del Palazzo di Giustizia - si è deciso di abbattere quella parte del complesso che, dal punto di vista storico-architettonico, non ha subito alcuna modifica. L'edificio del Tribunale, invece, è stato alzato di un piano negli anni Sessanta. Dunque si vuole intervenire e demolire una costruzione assolutamente originale: un impianto molto potente, in severo stile neoclassico, di grande semplicità, con pianta a tridente. Inoltre bisogna sottolineare come la consistenza strutturale sia stata eccezionale: durante la visita di controllo è stata individuata una sola lesione". Sempre secondo Beltrami il motivo ufficioso della demolizione è "per nascondere alcune modifiche strutturali che vennero effettuate negli anni 20-30, e non autorizzate dal Ministero dei Beni Culturali».