Ci sono libri che ti lasciano indifferenti: dopo averli letto lì riponi nel cassetto, dimenticandone subito titolo ed autore. Solo un vago ricordo ti riporta alla mente qualche parola sfuggita all'oblio. Altri che, invece, sanno comunicare con poche pagine. Già dalle prime righe interrogativi. "Forme del frammento analogo" -Edizione Graffiti, di Antonio Rossetti, ne è un esempio. Un incrocio tra architettura e filosofia: dove la prima ha bisogno dell'altra per esternarsi, parlare, comunicare; la seconda dell'arte del costruire per manifestarsi in forme concrete e prive di astrazioni. Rossetti, architetto, docente di "Progettazione architettonica" presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Napoli "Federico il" sì sofferma sul recupero del concetto e della dimensione di centro storico, contrassegnato a Napoli da anni da una cementificazione selvaggia ed invasiva che ha finito coi distruggere la stessa immagine urbana. "Oggi - scrive l'autore - discutere in Italia dei cosiddetti centri storici è come parlare del tempo con un inglese: è la maniera più educata di dover comunque parlare di qualcosa sapendo che I oggetto della discussione, il tempo appunto, segue un suo proprio immodificabile metabolismo. Sembra che come la Sfinge di Tebe, i centri storici ripropongano costantemente il loro enigma e che purtroppo le risposte date siano sempre sbagliate'! Scelte ambigue guidate dalle solite e consumate logiche politiche. Indirizzi dettati soltanto da fini speculativi. Rossetti individua il colpevole: "Una miope politica socio-economica, fondata sul voluto squilibrio produttivo territoriale e, come complice, una vergognosa, se non compiacente, assenza della 'cultura'; che, invece di gestire quei pochissimi margini di critica autonoma, che ogni democratico totalitarismo ben lascia, ha preferito rifugiarsi in astratte problematiche o in elitarie preoccupazioni filologiche, almeno a parole; mentre, nei fatti, ma non per tutti gli operatori, riproponendo l'impari lotta della cultura contro ben radicati processi economici, pur tra alti lamenti, giorno per giorno, si sforzava di rendere tale asservimento sempre più indolore, fino a rendere la situazione di fatto a tal punto catastrofica da poter consentire quell'uso del problema secondo la logica del 'caso per caso', che nei fatti lascia a chiunque l'opportunità di agire come meglio crede, senza che se ne possano sollevare critiche, in quanto ben si è guardati dal tentare di costruire un critico quadro di riferimento nel quale collocare i vari interventi" Errori che tradotti in cifre hanno arrecato danno anche alla nostra economia. Le esperienze della ricostruzione del dopo-terre-moto dell'Ottanta forniscono un'attenta e lucida documentazione. Forse sarebbe stato più accettabi le vedere il deserto di pietre, come cimeli del passato, anziché centri ricostruiti senza nessuna programmazione. Ma che cos'è il centro storico? "E' la parte 'più vecchia' della città, relativamente al momento nel quale la-si considera" "Dicendo 'centro si presuppone che vi sia un 'circostante' a tale centro, e che 'storico' non sia. Definendo allora tale centro come 'storico', bisogna intendersi rispetto a quale 'storia' tale centro sia 'storico"! Hegel a riguardo dice che storico è: "ogni qualunque frammento della produzione dell'uomo atto ad individuare il suo atteggiamento riguardo alla struttura dei rapporti tra se stesso, la Natura e l'Ente generante" L'arte non più come paradiso di pochi eletti, ma parte integrante di un insieme appartenente alla storia. Tutta. Allora i prodotti umani vanno considerati come fatti "storici" "in quanto capaci di leggere la relazione dell'uomo rispetto alla struttura di detti rapporti, in quel preciso momento". Seguendo tale logica, sarà dunque "storica" anche quella che definiamo "vieta speculazione edilizia, perché espressione di un particolare momento di questo rapporto" Nella realtà napoletana è stata definita come "centro storico" tutta la parte della città che va da Piazza della ferrovia, ora Garibaldi, sino alla Collina di Posillipo, cioè i sette decimi dell'intera area della metropolitana di Napoli. C'è un elemento che, tuttavia, non sfugge. "È fuori dubbio che in questi decimi siano incluse tutte le nefandezze urbanistiche ed architettoniche di Napoli". Soltanto adesso la soprintendenza ha deciso che fosse giunto il momento di soprintendere su una zona cosi vasta; sulla quale è ugualmente inutile dire che la vigilanza è pura chimera. "Il tutto perché alla fine ognuno faccia quello che vuole; perché la Soprintendenza potrà dichiarare di essere 'sfornita' di mezzi per poter attentamente sorvegliare" Sembrerebbe, dunque, che l'accezione di 'storico' mal poco si adatti in questo caso. Ancora, se per alcuni esempi è lecito il termine di "centro" per altre situazioni è totalmente assente un centro, essendo l'insieme un omogeneo "tutto centro" e quindi anche un "tutto storico". "La differenza tra un 'centro' antico ed un 'tutto' antico istituisce automatica-mente situazioni diverse: ossia strutture urbane in crescita, per cui un 'centro' diventa 'antico' e strutture urbane in 'abbandono' per cui il "tutto" resta antico in quanto non ha subito nel tempo nessun tipo di incremento rispetto alla struttura urbana che già preesisteva. E che cos'è» dunque, l'Architettura? "L'architettura in sé non significa nulla, ma ha sempre bisogno di un produrre altro da lei dal quale mimare forma o prassi operativa. (...) In tal modo l'architettura diviene un frammento 'analogo' a qualcos'altro che si sceglie come referente. La conseguenza è che ogni architettura è un giudizio universalmente soggettivo, proporzionamento di segni e significati, generato dal libero gioco delle facoltà intellettive ed immaginative di chi la produce".