Non ha usato il pugno duro per anni, ma poi si è ravveduto. Lo stato, come gestore diretto dei fondi dell'8 per mille Irpef destinato dai contribuenti alla mano pubblica, ha lasciato a desiderare. Tanto che tra il 2001 e il 2006, secondo la relazione «sull'erogazione della quota dell'8 per mille a diretta gestione statale relativa all'anno 2005» presentata al parlamento dal sottosegretario della presidenza del consiglio Enrico Letta, i fondi in tutto o in parte non ancora utilizzati per le opere più varie ammontano a 127,2 milioni di euro. La somma, non certo indifferente, si è accumulata nel corso di sei anni, con punte di oltre 61 milioni di euro nel 2004 e di 33,2 milioni nel 2003. Un biennio nero, evidentemente, se si considera che tra lavori non ancora completati, contributi erogati, opere solo appaltate e così via la cifra non ancora spesa ha rappresentato oltre il 74 del totale. Il vento, però, sembra essere cambiato, perché, si legge nella relazione, il Dipartimento di palazzo Chigi per il coordinamento amministrativo, con due circolari ha snellito le procedure e introdotto alcune novità importanti. Come quella che impone ai soggetti «beneficiari che siano incorsi nel superamento del termine di 18 mesi dal pagamento senza che sia intervenuto un atto contrattuale o concessorio per la realizzazione dell'intervento finanziato», di chiedere una proroga motivata senza la quale si procede alla revoca del finanziamento. Un'arma che induce i beneficiari dei fondi a darsi da fare, se è vero, come nota la relazione, che «nel 2006 non vi sono stati casi per i quali sia stato necessario procedere alla revoca del contributo, mentre in alcuni casi è stata autorizzata la proroga dei tempi, onde consentire l'appalto dei lavori». Scorrendo le 175 pagine del documento, corredate di tabelle, non è però che emerga un quadro del tutte» consolante per i cittadini che hanno deciso di lasciare allo stato la loro quota dell'8 per mille. ItaliaOggi, nell'esaminare lo stato dell'arte, ha considerato solo le somme erogate e non ancora, completamente spese per interventi sociali, opere di restauro, calamità naturali. Non figurano nel calcolo finale, dunque, le cifre per «lavori in fase di ultimazione» e quelle per «lavori ultimati». Nel 2006, per cominciare, il capitolo «Interventi per l'assistenza ai rifugiati» ha previsto la destinazione di 50 mila euro per un programma di sostegno alle persone indigenti, già completato. Siamo invece ai primi passi per l'accoglienza e l'integrazione dei rifugiati nel comune di Grottammare (Ascoli Piceno, 80 mila euro) e per «l'avvio di un'integrazione dei cittadini stranieri riconosciuti rifugiati con necessità di una nuova sistemazione» da parte del ministero dell'interno, che ha avuto per questo un assegno di 490 mila euro e oltre. Dall'8 per mille sono arrivati nel 2006 i soldi per finanziare progetti contro la fame nel mondo, con 150 mila euro concessi al Coe di Lecco per la creazione di un centro nutrizionale nella Repubblica Democratica del Congo, 230 mila alla Fondazione Sant'Egidio per la pace e 90 mila alTOsvic di Oristano per il sostegno a un centro per bambini orfani Hiv a Nanyuki, in Kenya. Per il primo siamo ancora al contributo erogato, per gli alti due i progetti sono in corso. Ma se per il 2006 è naturale che gran parte delle opere previste non sia stata ancora ultimata, meno giustificazioni ci sono per il 2004 e il 2003. Certo, si potrebbe obiettare che gli interventi per i beni culturali, che nel 2004 sono stati 56, richiedono tempi non brevi. Ma un bilancio che parla di sei casi di lavori non ancora appaltati, di 21 casi di lavori ancora in corso, di nove casi di contributi non erogati e di appena dieci lavori ultimati, una percentuale pari solo al 17,8, offre davvero più di uno spunto di riflessione. E più di un motivo di malumore ai contribuenti.
Viaggio nel tunnel dei soldi non spesi
Il Dipartimento di palazzo Chigi ha introdotto novità per snellire le procedure e aumentare l'efficienza nell'erogazione dei fondi dell'8 per mille Irpef. Tra il 2001 e il 2006, i fondi non ancora utilizzati ammontavano a 127,2 milioni di euro, con punte di oltre 61 milioni di euro nel 2004 e 33,2 milioni nel 2003. Il 74% dei fondi non era stato utilizzato per lavori non ancora completati, contributi erogati, opere appaltate e così via. Il Dipartimento ha introdotto nuove procedure per aumentare l'efficienza, come la revoca del finanziamento se non si chiede una proroga motivata.
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