-------------------------------------------------------------------------------- ROMA - La riforma del ministero per i Beni culturali approda al Consiglio dei ministri. Ma sul nuovo assetto non mancano le polemiche. Le direzioni generali passano da dieci a nove, scomparendo quella su "ricerca e innovazione tecnologica". Il testo prevede anche laccorpamento della direzione generale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico con quella per i beni architettonici. Questa riunificazione non trova però daccordo il Consiglio superiore dei beni culturali presieduto da Salvatore Settis. Infine, alla Darc (direzione generale per larchitettura e larte contemporanee) viene affidata la competenza in materia di qualità e tutela del paesaggio. Non ci sarà invece lunificazione della direzione generale degli archivi con la direzione generale delle biblioteche, unificazione che aveva suscitato molte reazioni negative. Cambiamenti sono previsti anche nelle Soprintendenze. Quella autonoma di Pompei viene unificata a quella di Napoli, mentre i poli museali di Venezia, Napoli, Roma e Firenze vengono integrati nelle Soprintendenze territoriali ai beni storico-artistici, restando dotate di autonomia. La Uil, in un comunicato, parla di "pastrocchio", aggiungendo che «non viene raccolto il grido lanciato da tutti i soprintendenti italiani».