Circa duecento residenti di Cellore hanno protestato davanti ai cancelli dell'area del cimitero del Neolitico «I reperti archeologici devono essere esposti in un museo locale» Illasi. Protesta ieri, davanti ai cancelli del sito archeologico di Arano, di circa duecento residenti della frazione Cellore che di buon mattino hanno aperto un presidio all'ingresso. Voci danno per certa l'accelerazione dei lavori di scavo, per concludere entro quattro settimane la campagna archeologica e partire con la prevista lottizzazione. «Vogliamo che resti tutto sul posto o quanto meno ciò che di più significativo si trova», sostengono i cittadini radunati dal comitato spontaneo per la salvaguardia del paese, «chiediamo la realizzazione di un piccolo parco archeologico, che renda fruibili a tutti le scoperte più interessanti, o un museo da realizzare in paese, dove custodire i reperti più preziosi», aggiungono. Ad accendere gli animi è stata la presenza da giorni di nuovo personale all'interno dell'area di scavo. Da una parte si temeva che l'aumento di addetti significasse un'accelerazione dei lavori e dall'altra che nel sito entrassero persone non autorizzate. Proprio per questo è stata chiesta la presenza dei carabinieri della stazione di Illasi, intervenuti sul posto con una pattuglia. I controlli non hanno evidenziato nulla di anomalo e tutto il personale all'interno dell'area era regolarmente autorizzato. Resta comunque il problema di cosa si possa fare per salvare al paese «i suoi tesori», come recitava in cartello retto dai dimostranti. Ieri sera era previsto un incontro fra il sindaco Giuseppe Trabucchi e Luciano Salzani, direttore archeologo del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza archeologica del Veneto. In serata il primo cittadino ha ricevuto una delegazione del comitato per fare il punto sul sito archeologico. Ad Arano, su un'area destinata a una nuova lottizzazione, è venuta alla luce lo scorso marzo, grazie ai sondaggi chiesti dalla Soprintendenza e imposti dal Comune ai lottizzanti, una necropoli dell'età Neolitica, presumibilmente del IV millennio avanti Cristo. L'importanza della scoperta è legata sia alla rarità, perché erano oltre cinquant'anni che nel Veronese non emergevano sepolture neolitiche, sia alla vastità dell'area interessata perché sono già 48 le tombe individuate. È certo anche che nelle vicinanze ci fosse un villaggio, una parte del quale è già stata trovata. Le tombe scoperchiate finora, cumuli di sassi sotto i quali si trovano corpi in posizione fetale, non hanno evidenziato ricchi corredi, come del resto ci si poteva aspettare dal periodo, ancora legato all'uso della pietra, e da una popolazione dedita alla prima agricoltura stanziale. Ma non sono ancora stati scavati i tumuli più grandi, che potrebbero riservare sorprese, come la meridiana di ciottoli che segna l'area della necropoli. Questo, come altri segni dei primi abitatori di Cellore, i residenti di oggi vorrebbero che restassero visibili e valorizzati con un percorso di parco archeologico o un museo in paese, esigenze da conciliare con la fretta di far case di chi ne ha acquistato il diritto.