Pala, diagnosi finita via al restauro Mercoledì a Firenze verranno presentati i risultati dette analisi Procedono le analisi diagnostiche per poter procedere ai lavori di restauro del capolavoro di Andrea Mantegna, la Pala di San Zeno, che dopo la lunga esposizione alla Gran Guardia da settembre a fine gennaio, aveva preso la strada di Firenze per essere ricoverata nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure. E proprio nel ca-poluogo toscano, Cristina Aciduli Luchinat e Marco Ciatti, rispettivamente soprintendente e direttore del settore di restauro dei dipinti su tela e tavola dell'Opificio, insieme con Anna Maria Spiazzi, soprintendente per il Patrimonio storico artistico e etnoantropologico delle province di Verona, Vicenza e Rovigo, e Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio, presenteranno mercoledì i risultati del restauro presso i laboratori della Fortezza da Basso. «La campagna fotografica, eseguita ad altissima risoluzione, a luce radente e a varie lunghezze d'onda», spiega un comunicato di presentazione dell'incontro, emesso dall'Opificio, «ha permesso di comprendere più a fondo i problemi conservativi dell'opera, che riguardano sia la superficie pittorica sia il supporto ligneo e la cornice, problematiche su cui è indispensabile intervenire prima che causino danni maggiori». Ma oltre che coi segni dell'usura che cinque secoli e mezzo di storia hanno lasciato sulla Pala, i restauratori se la dovranno vedere anche con gli esiti di un restauro assai inva-sivo effettuato nella prima metà del Novecento. «Sul piano del supporto ligneo», specifica ancora l'Opificio, «l'intervento odierno dovrà fare i conti con il pesante restauro eseguito da Mauro Pellicioli nel 1934, secondo le metodiche del tempo, che ha posto le premesse per i problemi attuali. Per rimediare le naturali deformazioni e la presenza di alcune spaccature nel tavolato», viene spiegato, «il restauratore aveva tolto l'originale sistema di sostegno (un telaio perimetrale con traversa centrale, ancorato con chiodi dalla larga testa imprigionati al di sotto del colore), raddrizzando poi le tavole tramite incisioni parallele, inserimenti di cunei di legno duro e assottigliamento dell'insieme. Purtroppo le tavole, diminuite della loro massa, scambiano ancora più rapidamente umidità con l'ambiente, accentuando la tendenza alla variazione dimensionale e alla deformazione, fenomeno che contrasta con la rigidità della nuova struttura apposta del Pellicioli sul retro dell'opera. Si vengono così a creare delle forti tensioni interne che causano sollevamenti e cadute di colore». Per fortuna del capolavoro, il suo autore non era soltanto un grande artista, ma anche un artigiano abilissimo nella preparazione preventiva supporto. «Nella Pala del San Zeno», dicono ancora gli studiosi dell'Opificio, «il Mantegna ha impiegato negli strati della preparazione anche la tela, che riesce a funzionare da parziale isolante tra la pellicola pittorica e il supporto ligneo». I danni però ci sono stati comunque e hanno interessato anche la parte dipinta. «Nonostante questo, l'esame a luce radente ha messo in evidenza una superficie pittorica deformata con alcuni sollevamenti di colore, già a livello di bolla, che rischiano di cadere se non adeguatamente trattati», riferiscono i restauratori fiorentini. Ed ecco allora le prime anticipazioni su quanto verrà fatto prossimamente. «L'intervento su questo piano si orienterà verso un controllo più flessibile del tavolato, per mezzo della sostituzione delle traverse, rendendo il tutto meno rigido per assecondare così i naturali movimenti del supporto. Sul fronte della pellicola pittorica, l'Opificio interverrà rivedendo accuratamente la superficie del dipinto per risolvere i punti di maggiore debolezza dell'adesione del colore e di alterazione dei vecchi ritocchi, procedendo con molta gradualità e cautela, senza una "decisa" pulitura, di cui l'opera non ha attualmente necessità». Parallelamente è annunciato anche il restauro della complessa cornice lignea, che presenta numerosissime cadute, distacchi e sollevamenti della doratura, parti medio-cremente rifatte e trattate a imitazione dell'oro, oltre a un indebolimento particolarmente grave in alcune parti, dovuto principalmente agli attacchi degli insetti xilofagi, ossia quelli che si mangiano il legno. «La presenza di un attacco di insetti xilofagi (tarme)», informano ancora da Firenze, «ha reso necessaria una disinfestazione, effettuata con un trattamento atossico con immissione di azoto (durata circa un mese) a cui è seguita l'applicazione di uno strato di protezione a base di Permetar in ambiente segregato». Oltre alla campagna fotografico, molte altre sono le indagini non invasi-ve programmate. Si tratterà dunque, come afferma Ciatti, di «un intervento molto graduale, in cui si cercherà di mantenere il giusto equilibrio tra funzionalità e conservazione della struttura da un lato e fruibilità estetica dell'opera dall'altro». Un intervento che durerà, è prevedibile, molti mesi. Dopo di che, nel 2008, la Pala potrà finalmente tornare nella sua sede, sull'altare maggiore della basilica di San Zeno. Per intanto potrà vederla una piccola delegazione veronese, che comprenderà il fabbriciere della basilica, l'architetto Flavio Pacherà, e il funzionario della Soprintendenza Mauro Cova. Non ci sarà invece l'abate don Rino Breoni, impegnato con un battesimo, che invierà comunque un suo delegato, Paolo Weiss.
II capolavoro di San Zeno, dipinto da Andrea Mantegna, è ricoverato all'Opificio delle Pietre Dure
Mercoledì a Firenze verranno presentati i risultati delle analisi diagnostiche per il restauro della Pala di San Zeno, un capolavoro di Andrea Mantegna. L'opera, dopo la sua esposizione alla Gran Guardia, è stata ricoverata nei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure. I restauratori hanno eseguito una campagna fotografica a luce radente e a varie lunghezze d'onda per comprendere i problemi conservativi dell'opera, che riguardano la superficie pittorica, il supporto ligneo e la cornice. I risultati mostrano danni alla superficie pittorica e al supporto ligneo, nonché un restauro eseguito nel 1934 che ha posto le premesse per i problemi attuali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo