Inaugurazione bis. Apertura parziale inserita nella Settimana della cultura, visitabile nel weekend Buona la seconda per il museo archeologico nazionale. O quasi. L'apertura annunciata per ieri dal ministero dei beni culturali, tra le diciassette della settimana della cultura, in realtà non è una vera apertura. Il museo non ha ancora un ente di gestione. In compenso ha una straordinaria ricchezza di reperti. E questa volta ci sono davvero. Tre anni fa, si inaugurò un contenitore vuoto utilizzato poi per le più singolari iniziative. Ora è pieno, mancano all'appello solo i relitti delle navi romane. E un ente che lo faccia funzionare. Per l'estate quindi si aprirà probabilmente solo il sabato e la domenica pomeriggio senza visite guidate. Olbia polis è stato presentato alla stampa in veste insolitamente tecnica ieri pomeriggio alle 16 mentre poche decine di metri più in là si preparava la cerimonia della cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi. Il progettista Vanni Macciocco ha raccontato il percorso dell'opera che ha mosso i primi passi vent'anni fa e ha dovuto affrontare un iter piuttosto travagliato. Ma è toccato all'archeologo Rubens D'Oriano fare da cicerone tra quelle che in gran parte sono sue creature, reperti tirati fuori dagli scavi del centro storico. Dai primi insediamenti all'Olbia greca, probabilmente l'unico insediamento ellenico in Sardegna dato che fa risalire le origini urbane ad almeno 2800 anni fa. E le testimonianze decisamente più note della Olbia fenicia e punica e di quella romana. Ha un angolo tutto suo la testa di Ercole-Mel-qart ripescata più di quindici anni fa nelle acque del golfo. «Olbia come molte altre città - spiega D'Oriano - era dedicata al culto di Ercole». Vicino alla testa originale una copia intera ricostruita della statua. Il pezzo forte saranno i relitti ritrovati negli scavi del tunnel, due navi romane e una di epoca medioevale. E il materiale legato a quei ritrovamenti, come il plastico della città romana così come è stata ricostruita grazie a quelle informazioni e un video di una trentina di secondi che ricostruisce in stile fic-tion l'assalto dei vandali e la distruzione del porto che segna la fine di Olbia. Non ci sono reperti ma solo pannelli a raccontare il resto. La decadenza, la rinascita in epoca giudicale e la definitiva crisi in epoca aragonese che è durata poi fino alla fine dell'ottocento. Ultimi pannelli con due spunti di riflessione. Il primo A Olbia dove scavi scavi....., frase tipica olbiese che denuncia un certo fastidio. E invece: «è necessaria una collaborazione dei cittadini». Il secondo Mater Olbia: «Si sente spesso dire Olbia non è più la stessa - legge D'Oriano - ma non e vero. Semmai Olbia è di nuovo se stessa. Città di incontro, di provenienze, di accoglienza».