Saranno esposte 127 opere del '600 e del '700 di artisti come il Borgognone, il Baciccio, il Cavalier dArpino Donati al Louvre 20 quadri nel 1998: sono nella sala Lemme Dipinti, bozzetti, modelli di pale daltare e di cicli decorativi -------------------------------------------------------------------------------- Ricorda benissimo il primo quadro che ha comprato nel 1966, un ritratto di gentiluomo, «un parruccone» annota con ironia, «un quadro modesto». Ma dallacquisto di quel quadro modesto è nata in Fabrizio Lemme, classe 1936, avvocato cassazionista romano, una passione che lo ha portato a raccogliere un numero eccezionale di capolavori del Barocco e a mettere insieme una tra le più grandi quadrerie private del '900. Ieri pomeriggio, nello studio di un notaio romano, una fetta importante di questa quadreria è stata donata al Palazzo Chigi di Ariccia dove andrà a comporre, insieme ai quadri della collezione di Maurizio Fagiolo dellArco, un vero e proprio museo del Barocco romano. Si tratta di 126 dipinti che testimoniano lattività di una folla di illustri "comprimari" dellarte barocca del '600 e del '700. «Non le stelle di prima grandezza», spiega il collezionista, «ma gli artisti che documentano la cultura figurativa romana in quegli anni». È proprio questo il pregio della quadreria Lemme, quella di essere "una collezione di contesto" complementare alle collezioni pubbliche, e non un raffazzonato catalogo di opere, magari impreziosito da qualche "Caravaggio chiacchierato". I nomi che compongono la Collezione Lemme sono quelli del Cavalier dArpino, del Borgognone, del Baciccio, del Baldi, del Conca, di Giacinto Brandi, del Blanchet, «Opere con dignità museale», chiosa Fabrizio Lemme, «che ho acquistato, in 37 anni, con i mezzi della mia attività di avvocato, pagandole qualche volta non più di 250 mila lire, negli anni '70». Perché Lemme, insieme alla moglie Fiammetta e aiutato da illustri amici e maestri, da Italo Faldi a Federico Zeri, non ha mai disdegnato battere alla ricerca dei suoi capolavori mercati e sgabuzzini, scantinati di robivecchi e soffitte. E gli capita di raccontare: «quel quadro lho trovato per caso in un negozio di pietre semipreziose, era ammonticchiato in mezzo a della robaccia». Tra quella "robaccia" ha scovato ben 370 capolavori, quasi due secoli darte pittorica romana di grande qualità, e si picca di notare: «non ho mai venduto niente». Non li ha venduti, li ha regalati. Al Louvre la prima grande donazione, nel 1998: 20 quadri e una scultura collocati nella "Sala Lemme", nello stesso anno in cui il museo parigino dedicava una mostra alla sua collezione. Fabrizio Lemme ancora si commuove nel raccontare la grande emozione provata in quelloccasione. Poi, altri 28 quadri donati alla Galleria dArte Antica di Palazzo Barberini. E, contemporaneamente, la notificazione con vincolo collettivo delle 126 opere che ora, alla fine di un lungo e complesso percorso burocratico, entreranno a far parte del patrimonio del Museo del Barocco di Palazzo Chigi ad Ariccia. Lappuntamento con il pubblico è per il 26 ottobre, quando risolti i problemi espositivi che pone una tale massa di quadri da valorizzare - e salvaguardare allo stesso tempo - la Collezione Lemme sarà esposta in una grande mostra nel palazzo di Ariccia. Dove, tra laltro, sembrerà ai romani di affacciarsi sullorlo di uno specchio che riverbera la loro città, riprodotta in una grande quantità di bozzetti, modelli di pale daltare e di cicli decorativi di chiese e palazzi capitolini, testimonianze della creatività e dellarte degli artisti che tra il '600 e il '700 compirono il miracolo della Roma barocca.